Palermo, un pari che è una sconfitta

di Redazione

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Palermo, un pari che è una sconfitta

| domenica 14 Aprile 2013 - 09:15

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PALERMO, 14 APRILE 2013 – Ennesimo assalto fallito e stavolta i punti persi al Barbera pesano davvero tanto. Non riesce a Sannino il tris di vittorie che avrebbe consentito al Palermo di restare a fianco del Siena e pensare al futuro con maggiori speranze.

  

Il pareggio imposto dal Bologna rimanda ai limiti che hanno segnato questa stagione. Ma al di là dei difetti di costruzione gli episodi ancora una volta hanno sbarrato la strada al Palermo. Questa volta l’ha tradito Sorrentino, l’uomo che avrebbe dovuto garantire quel salto di qualità che francamente poche volte s’è visto. L‘errore, clamoroso, ha rimesso in carreggiata il Bologna e tagliato le gambe al Palermo.

 

È vero, c’erano ancora 73 minuti da giocare davanti ad un pubblico che non ha fatto mancare il proprio sostegno. Ma come con Pescara, Atalanta, Siena e Genoa è venuta meno la capacità di sapere variare un tema tattico che ormai tutti  conoscono bene. Se Ilicic e Miccoli non inventano a ripetizione è buio pesto. E ora il futuro è davvero drammatico con Catania, Inter e Juve prossime avversarie da affrontare in sequenza. 

 

La cronaca della partita

 

PRIMO TEMPO

Sannino conferma lo schieramento di Genova nella partita che non consente alternative: tre punti per continuare a sperare.

Resta in panchina Munoz, Donati si piazza al centro della difesa aggiungendo alle mansione di copertura anche quelle di regia; centrocampo muscolare con chiare disposizioni di pressare alto, Miccoli riferimento offensivo con licenza di aprire i varchi per gli inserimenti dei centrocampisti. E infine Ilicic a cui Sannino lascia libertà assoluta. E a conferma dell’attuale stato di grazia, dopo apena 4 minuti, Ilicic piazza il suo sinistro a giro dopo la perfetta sponda di Ilicic.

 

Il vantaggio immediato non muta l’atteggiamento determinato del Palermo che, tuttavia, deve cominciare a fare i conti con la reazione del Bologna. Gilardino e Gabbiadini rimangono troppo distanti dal resto della squadra, l’insidia maggiore su un’incursione dell’ex atalantino interrotta dal preciso intervento di Aronica. Ma è ancorta Ilicic, al 10′, a trovarsi nella posizione utile per la battuta: è ancora Miccoli a innescarlo e stavolta lo sloveno non trova l’angolo giusto.

 

Al 13′ nuovo contropiede con Ilicic e Garcia, Miccoli si fa trovare libero sulla destra ma la sua conclusione è bloccata da Curci. Ritmo elevato, pressing insistente, si gioca sempre a due tocchi, l’unica incognita è quanto si resisterà dal punto di vista fisico.

 

Al 16′ il Barbera si gela: retropassaggio di Aronica verso Sorrentino, il portiere forse scivola, forse ricorda di non potere toccare il pallone con le mani, il risultato è che Gabbiadini si trova a porta vuota a dovere siglare il più facile dei gol.

 

Il pareggio smorza l’entusiasmo e frena inevitabilmente la carica arrembante dei primi minuti. Il Bologna arretra di 20 metri, intasa gli spazi sulla propria trequarti ma riesce a ripartire con azioni più armoniche, con i centrocampisti più capaci di sostenere la coppia offensiva. Dal canto suo il Palermo si appoggia costantemente su Ilicic, ma lo schema ripetuto toglie imprevedibilità alla manovra rosa. Intorno alla mezz’ora ricomincia la carica rosa ma è meno lineare lo sviluppo del gioco, nonostante la spinta costante suglie esterni di Garcia e Morganella si fa fatica a trovare varchi. Si ripropone il limite di altre situazioni simili: contro avversari adeguatamente chiusi, manca la punta in grado di dettare il passaggio in verticale.

 

Il gol immediato e la facilità con cui si arrivava in porta nei primi 10 minuti avevano forse illuso il Palermo. Il Bologna non concede nulla, lotta con convinzione, dimostra di essere in grado di reggere l’onda d’urto del Palermo.

Al 42′ Miccoli s’inventa l’opportunità per riagguantare il vantaggio. Una penetrazione facilitata da un aggancio magistrale, un tocco delizioso, Curci è battuto ma il palo è il suo malefico sostituto.

Il primo tempo si chiude con un carico di rimpianti, una delle costanti di questa stagione.

 

SECONDO TEMPO

L’inizio conferma quanto emerso prima dell’intervallo, la condizione psicologica è fondamentale e il Palermo paga pegno perchè l’episodio del pareggio emiliano ha tolto certezze. Sarà forse anche per il caldo quasi estivo ma anche le gambe sembrano pesanti e la condizione assai meno brillante rispetto alle ultime due settimane.

 

Otto minuti e arriva un’altra botta mica male per il morale. Ilicic si ferma, il primo responso dei medici è tale da richiedere il cambio: dentro Dybala, modulo che non cambia. Ma senza Ilicic, la sua fantasia e le sue accelerazioni il potenziale offensivo è assai ridotto anche perchè la condizione fisica di Miccoli non è tale da garantire i necessari straordinari.  La consapevolezza che non si può sprecare l’ennesima occasione casalinga è evidente, il Palermo si aggrappa alla spinta del pubblico e ad ogni energia residua, fisica e nervosa. Ci vorrebbe un episodio favorevole, quello che mai durante l’anno ha salvato il Palermo da situazioni complesse.

 

Ci prova Miccoli due volte, prima su calcio da fermo, poi sbagliando la mira sulla solita azione che da sinistra gli ha consentito di concludere da posizione centrale.

 

È il Bologna, poco prima del 75′ ad avere l’occasione migliore. Dribbling sbagliato di Von Bergen, diagonale per Gilardino che solo davanti a Sorrentino
viene opportunamente sbilanciato da Aronica al momento della battuta. Proteste vane come i successivi attacchi del Palermo. Sannino si gioca anche la carta Hernendez in campo dopo sei mesi.

 

L’arbitro Doveri si prende una doverosa razione di fischi quando non fischia un rigore su Kurtic toccato da Taider dopo un triangolo volante con Miccoli. È l’ultima giocata del capitano che lascia il posto a Boselli per l’assalto finale. Ci prova anche Barreto dai 25 metri, ma Curci non si fa sorprendere ed è pronto anche sulla bordata di Garcia.

 

Nei 4 minuti di recupero si cerca la giocata casuale, l’assalto scomposto che non produce altro che l’ammonizione a Donati che reclamava un rigore per un abbraccio di Cherubin non visto e quindi non sanzionato. Anche questo, se vogliamo, è lo specchio di questo campionato.

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