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atmosfera di profonda crisi

Gli auguri di “plastica” e l’atto di dolore
L’amaro Natale che deve fare riflettere

di . Categoria: Natale

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Non è più tempo di luoghi comuni, sentimentalismi di plastica e becero consumismo. La crisi non è soltanto economica ma sta corrodendo, giorno dopo giorno, il sistema dei valori morali che dovrebbe guidare una nazione più del suo conto in banca.

Auguri di buon Natale e di buon anno: è questa la frase più ascoltata in questi giorni ed è questo forse il luogo comune più allarmante. Parole molto spesso gettate al vento, senza nessun reale significato. A cominciare dalla profonda confusione: una cosa è il Natale, la più importante ricorrenza della religione cattolica insieme alla Pasqua, un’altra cosa è la speranza laica di un anno migliore (e non sarà difficile, tanto per restare in tema di luoghi comuni).

Cristianamente parlando, è un Natale unico, storico: il primo con due Papi. Bergoglio e Ratzinger, due personalità tanto forti quanto profondamente diverse, hanno pregato insieme alla vigilia e mai come adesso è il caso di augurarsi che le loro parole arrivino in cielo. Bergoglio – non a caso nominato uomo dell’anno – sta scavando nel cuore della gente alla ricerca dell’amore perduto, sta lavorando giorno dopo giorno per riaffermare valori dispersi o sotterrati, per dare fiducia in un futuro molto incerto. Con la semplicità e l’umanità del suo linguaggio, ha invocato il silenzio della riflessione: messaggio che deve essere recepito da tutti, a prescindere dalla confessione religiosa.

Sarà che ho già scollinato i cinquant’anni e che trova terreno fertile la pianta del disincanto ma non ricordo un Natale così amaro, nemmeno durante la grave crisi energetica degli anni ’70. Non c’ero nell’immediato dopoguerra ma ho la sensazione che lo scenario sia molto simile. Non ci sono stati i morti ma sono decuplicati i casi di disperazione, di povertà, di sfiducia, di pessimismo, di devastazione sociale. E non è cosa molto diversa. Con l’aggravante che non si vede ancora la fine del tunnel.

Scorrete le notizie di questo giornale: suicidi, gesti disperati, manifestazioni di lavoratori e di ex lavoratori che non hanno più certezze, negozi vuoti, netto calo dei consumi, ci è mancato perfino il traffico caotico che ha sempre contraddistinto queste giornate, c’è un esponenziale aumento della criminalità spicciola, la quotidiana serenità è minacciata ogni giorno, sempre più tasse e sempre meno servizi, qualità della vita ai minimi livelli. Cosa c’è di diverso da un “classico” dopoguerra?

Le rassicuranti parole di una mediocre classe politica non “bucano” più, scivolano via come atti dovuti e vacui. Le invocazioni d’aiuto degli imprenditori si mescolano e si confondono con quelle dei loro dipendenti, le statistiche ci dicono che siamo un paese vecchio, arretrato, ignorante, obsoleto e insicuro.

In assenza di una guida carismatica c’è però una cosa da fare e subito. Annullare le deleghe in bianco che abbiamo firmato negli ultimi anni e riprenderci la titolarità della nostra vita quotidiana. Come? Per usare le parole del Papa, cominciamo con il silenzio della riflessione per proseguire poi con una sorta di laico atto di dolore: abbiamo fatto, in coscienza, tutto il nostro dovere? Abbiamo rispettato le regole di una comunità civile o riteniamo di poter evadere le tasse e lamentarci per i servizi inefficienti, parcheggiare in doppia fila e lamentarci del traffico, buttare l’immondizia per strada e lamentarci del fetore e del disordine?

Ognuno faccia la sua parte. Cinquantacinque milioni di piccoli e quotidiani gesti di civiltà e rispetto valgono più di una Finanziaria, ritroviamo lo spirito che animò i nostri nonni nella dura ricostruzione di un futuro, quando due pasti al giorno erano un lusso e il frigorifero e il televisore erano un’ambizione.

Rimbocchiamoci le maniche, solo così i prossimi anni potremo tornare a dirci buon Natale e buon anno senza vergogna.

(Foto di Andrea Tuttoilmondo)

25 dicembre 2013

2 Commenti a “Gli auguri di “plastica” e l’atto di dolore | L’amaro Natale che deve fare riflettere”

  • Caro Guido, concordo in ogni sillaba del tuo pezzo…Viviamo in un società annichilita da messaggi subliminali….orde di parole senza senso e di pura demagogia….In questo tunnel buio l’unica luce è pervasa da un Papa che ci ha sorpresi…Un vero rivoluzionario che ha parlato con la voce del cuore….Lui unica speranza in un’Italia (prendo in prestito le tue parole)….vecchia ed arretrata….E’ proprio come un dopoguerra…ma questa volta…forse per nostra fortuna…non abbiamo visto cadere le bombe e morire per strada la gente….Certo è che se non ci “rimboccheremo le maniche”….questa immagine così disastrosa potrebbe davvero concretizzarsi…Buon natale….
    Gaetano

  • caro Guido il tuo discorso mi delude molto, devo dire che è quasi offenzivo nei riguardi del popolo palermitanoe di quello Italiano, sembra che la colpa della crisi è da riversare al popolo, sembra quasi che tu come tanti tuoi “onesti colleghi giornalisti”voglia spostare il problema rendendoci colpevoli di cose che non abbbiamo mai fatto. perchè non dici che l’italia è gestita da criminali compresi quelli reggionali e comunali? perchè non dici che l’italia ha perso la sua sovranità? di pure che il mondo è gestito solo da pochi uomini con forti poteri economici che possono decidere chi deve morire o sopravvivere, parla alla gente del gruppo segreto BILDEBERG, dillo che la banca d’italia non esiste perchè gestite da banche private che derubbano a favore dei soliti ricchi il popolo, poi le religgioni gli scandali della banca del vaticano perchè non ne parli, perchè non dici che politica mafia e religgioni sono intrcciate tra di loro e con metodi diversi opprimono il popolo sovrano rendendolo schiavo. potrei scrivere tutta la notte e dimodtrarti tutto . io ho grande rispetto per te ma non prendete per i fondelli il popolo, riferendoci a Palermo la nostra città che io amo, tu sai che non esistono i parcheggi, non viene raccolta la spazzatura dove devo parcheggiare se vado in centro? che faccio della spazzatura se nessuno la raccoglie? caro amico mi auguro che tu non faccia parte di quella casta di giornalisti che devono pilotare le notizie, rimarrei veramente deluso da una persona che ho sempre stimato. Michele

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