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giovani all'estero

Poletti, la gaffe e le lacrime di coccodrillo
“Mi sono espresso male e me ne scuso”

di . Categoria: Cronaca, Lavoro, Politica

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“Se in 100mila sono ‘scappati’ dall’Italia, non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’“. Un’uscita infelice, offensiva e decisamente insolita per il ministro del Lavoro Giuliano Poletti che, alla luce dell’enorme e lecito vespaio di polemiche sviluppatosi su più fronti, ha deciso di fare marcia indietro.

“Mi sono espresso male, e me ne scuso“. Ma Poletti ci era andato giù pesante sulla ‘fuga‘ dei giovani all’estero: Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi“. Ecco perché in molti giudicano insufficienti le scuse.

Poletti ha precisato comunque che “non è giusto affermare che a lasciare il nostro Paese siano i migliori e che, di conseguenza, tutti gli altri che rimangono hanno meno competenze e qualità degli altri. Ritengo, invece, che è utile che i nostri giovani possano fare esperienze all’estero, ma che dobbiamo dare loro l’opportunità tornare nel nostro paese e di poter esprimere qui le loro capacità e le loro energie”.

Intanto il Movimento Cinque stelle ha depositato alla Camera una mozione di sfiducia, a prima firma Ciprini, nei confronti del ministro del Lavoro. Lo riporta il blog di Beppe Grillo lanciando l’hashtag #IoSfiducioPoletti: “Questi sono i toni che fanno male all’Italia. Davanti al dramma di 100mila giovani che ogni anno lasciano il nostro Paese per fuggire a Londra o in Australia o chissà dove perché non riesce a trovare un maledetto lavoro che gli permetta di vivere con dignità, il ministro del Lavoro italiano gli dice che è felice di non averlo tra i piedi. Ma che modi sono?”.

Luigi di Maio (M5S) scrive su Twitter: “Giovani umiliati da voucher e insultati da Poletti. Vada via lui, non i giovani“. Duro anche Stefano Fassina (Sinistra Italiana): “È vergognoso il giudizio del ministro sui ragazzi e le ragazze che sono costrette a lasciare l’Italia del ‘Jobs Act’ per trovare un lavoro adeguato e dignitoso. Dopo aver giustificato le elezioni anticipate per evitare i referendum sociali, ora un altro, grave segno di insensibilità democratica e sociale. È ora che lasci il suo incarico“.

20 dicembre 2016

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