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il 51,2% ha votato sì

Referendum in Turchia, la vittoria di Erdogan
Il presidente turco ha la meglio al fotofinish

di . Categoria: Esteri, Politica

Erdogan

Il referendum costituzionale sul presidenzialismo in Turchia vede la vittoria del ‘sì’ e conseguenzialmente di Recep Tayyip Erdogan, che lo ha fortemente voluto.

Il referendum non prevedeva un quorum, per cui è bastato conteggiare i voti a favore che sono stati il 51,2%. Il 48% ha, invece, votato contro la riforma. I sostenitori della riforma sono stati 24 milioni 325mila voti, i contrari 23 milioni 170mila.

L’opposizione denuncia brogli. Il principale partito di opposizione in Turchia, il socialdemocratico Chp, ha reso noto che contesterà il 37% dei voti espressi nel referendum.

Festeggiamenti in strada a Istanbul per i sostenitori del presidente Erdogan. Sono scesi in strada in diverse zone della città, sparando anche fuochi d’artificio, tra cui il quartiere di Uskudar sulla sponda asiatica, dove Erdogan ha una delle sue residenze.

“La Turchia ha preso una decisione storica di cambiamento e trasformazione che tutti devono rispettare, compresi i Paesi che sono nostri alleati”, ha detto Erdogan nel suo primo discorso dopo la vittoria. “Ringrazio ogni nostro cittadino che è andato a votare. È la vittoria di tutta la nazione”, ha sottolineato.

Erdogan assicura: “Abbiamo ancora molto da fare insieme, continueremo ad andare avanti per la nostra strada. Abbiamo incontrato ostacoli, ma con il volere di Allah non ce ne saranno più. La Turchia farà passi avanti avvicinandosi ai Paesi più sviluppati. Voglio essere il servo di questa nazione, non il padrone”, ha affermato Erdogan promettendo di discutere con gli altri leader politici la reintroduzione della pena di morte.

Alle urne sono stati chiamati oltre 55 milioni di elettori. Hanno votato anche più di 1,3 milioni di turchi all’estero, con un’affluenza record per gli emigrati di oltre il 45%. Il referendum costituzionale garantisce al presidente turco una permanenza al potere fino al 2034.

“Non è un voto qualunque, dobbiamo prendere una decisione straordinaria”, aveva detto Erdogan uscendo dal seggio in una scuola media di Istanbul.

Il voto si è svolto tra rigide misure di sicurezza, con 450mila tra agenti e guardie locali schierati in tutto il Paese. Tre persone sono morte in una sparatoria avvenuta nel giardino di una scuola turca, adibita a seggio, in un villaggio del sud-est a maggioranza curda, a una trentina di chilometri da Diyarbakir.

Le forze di sicurezza turche hanno impedito l’ingresso in alcuni seggi a Batman, nel sud-est del Paese a maggioranza curda, a una delegazione di 3 italiani, giunti come osservatori indipendenti insieme al partito curdo Hdp. I tre, che non sono in stato di fermo, non avrebbero avuto i permessi richiesti dalle autorità.

La polizia turca, inoltre, ha arrestato almeno 8 persone ricercate. Secondo Anadolu, si tratta di 5 sospetti ricercati per legami con il Pkk curdo e altri 3 affiliati alla presunta rete golpista di Fethullah Galen. Gli arresti sono avvenuti nelle province di Adana, Malatya e Trebisonda.

16 aprile 2017

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