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sempre più lontana dall'europa

Turchia, Trump si congratula con Erdogan
L’Ocse: “2,5 milioni di schede sospette”

di . Categoria: Esteri, Politica

trump erdogan

Tiene ancora banco nel mondo, e lo farà per molto tempo, il voto al referendum in Turchia. A poche ore dalla vittoria del ‘sì’, sostenuto fortemente dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, arrivano, allo stesso, i complimenti di Trump.

Il presidente americano ha telefonato al leader turco congratulandosi per la sua vittoria nel referendum e per discutere la risposta americana all’uso di armi chimiche da parte di Assad. Lo ha reso noto la Casa Bianca.

Trump ha ringraziato Erdogan per il sostegno all’azione Usa e i due leader hanno “concordato sull’importanza di ritenere responsabile Assad“. In merito alla campagna anti Isis hanno convenuto sulla necessità di cooperare contro tutti i gruppi che usano il terrorismo per raggiungere i loro fini.

Ma il voto che ha reso Erdogan ‘super-presidente’ allontana ancora di più la Turchia dall’Europa. Per gli osservatori internazionali dell‘Osce/Odihr, il voto “non è stato all’altezza degli standard del Consiglio d’Europa” e “il contesto legale è stato inadeguato allo svolgimento di un processo genuinamente democratico”.

L’Ocse ha poi anche precisato che le schede ‘sospette’ possano aggirarsi sui 2,5 milioni.

Constatazioni dure e nette che rafforzano quanto denunciato dall’opposizione, pronta ad una raffica di ricorsi alla Commissione elettorale suprema e alla richiesta di annullamento del referendum. Nel mirino c’è soprattutto la decisione di conteggiare come valide anche le schede senza timbro ufficiale, che secondo il fronte del ‘no’ sarebbero più di un milione. Se la Commissione elettorale suprema turca (Ysk) non annullerà le contestate schede senza timbro, votate nel referendum di ieri sul presidenzialismo, l’opposizione è pronta a ricorrere alla Corte europea dei diritti umani. Lo ha annunciato il partito filo-curdo Hdp.

Per Erdogan, invece, il referendum è stato il voto “più democratico” mai visto in un Paese occidentale. E gli osservatori internazionali, accusa Ankara, hanno avuto un “approccio di parte e pregiudiziale”.

 

18 aprile 2017

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