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riflessioni dopo taormina

L’Europa e le strategie di difesa dopo il G7
Le parole di Trump ridisegnano nuovi scenari

di . Categoria: Esteri, Politica, Punti di vista

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L’esercito polacco ha 3 divisioni, proprio come quello tedesco. La Francia ne ha 2, la Romania e la Gran Bretagna pure. Gli Stati Baltici, messi insieme, arrivano ad una divisione soltanto. Queste sono praticamente le sole forze d’opposizione europee alla politica espansionista e minacciosa del Cremlino guidato da Vladimir Putin; l’obiettivo principe dei russi è spezzare il legame euro – americano e mandare in pezzi l’ordine diplomatico a guida occidentale.

Poco rassicuranti sono state le parole di Donald Trump nel corso dell’appena concluso viaggio in Europa. Trump ha infatti messo in dubbio l’impegno americano a difendere i propri alleati europei in caso di aggressione, come prescrive l’articolo 5 del trattato istitutivo della Nato e ha inoltre criticato duramente i leader europei per la bassa spesa militare dei loro paesi. Ecco il commento di Angela Merkel, ad un evento del proprio partito in Baviera: “I tempi in cui potevamo dipendere completamente da altri sono finiti. L’ho sperimentato negli ultimi giorni. Noi europei dobbiamo davvero prendere in mano il nostro destino”.

Trump chiaramente minaccia l’ordine multilaterale a guida americana che ha guidato il mondo dal 1945 e di cui noi europei siamo stati grandi beneficiari sotto tanti punti di vista, non solo per quanto riguarda le politiche militari e di difesa. E’ scettico sul libero commercio e potrebbe trascinare gli Stati Uniti fuori dagli accordi sul cambiamento climatico di Parigi. In ogni caso, “America First” significa anche che in caso di aggressione militare della Russia “putiniana” a qualche paese dell’Unione Europea, non sarà certa un’immediata risposta americana. In un mondo in cui il presidente degli Stati Uniti è un individuo impulsivo, isolazionista e poco interessato al resto del mondo, le potenze dell’Unione Europea (compresi noi italiani) devono per forza sviluppare una propria autonoma strategia di difesa che permetta di far fronte a minacce come l’assertività militare russa, il terrorismo di matrice islamista e la proliferazione di stati falliti e territori non governati in Nord Africa e Medio Oriente.

Per fare ciò servirà che l’Europa consolidi anche una maggiore integrazione economica e fiscale fra i suoi paesi più importanti, in primo luogo Francia, Germania, Spagna ed Italia. Si dovrà anche mettere maggiore enfasi sui valori comuni che ci tengono insieme come europei: stato di diritto, democrazia, promozione dei diritti umani nel mondo. Ciò potrebbe portare a dolorose rotture con alcuni paesi dell’Est Europa (l’Ungheria su tutti) che stanno andando sempre di più in una direzione politica illiberale; inoltre c’è l’enorme problema della Gran Bretagna post Brexit: il Regno Unito resta un paese con ottime capacità diplomatiche e militari e la sua uscita dall’Unione Europea toglie purtroppo peso a qualunque progetto di maggiore integrazione militare fra i paesi europei. In ogni caso, l’amministrazione Trump ha segnalato che l’attuale “concetto strategico” della Nato, scritto nel 2010, è lettera morta. Spetta ora alle più importanti democrazie europee scriverne uno nuovo.

30 maggio 2017

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