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L'operazione

Venezia, arrestate 16 persone per corruzione
L’operazione nasce dalle intercettazioni “Mose”

di . Categoria: Cronaca, Veneto

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Sono 16 le ordinanze di arresto a carico di altrettanto soggetti nell’ambito di un’operazione, eseguita dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Venezia, per vicende di presunta corruzione. Tra i soggetti arrestati, 14 sono stati sottoposti a custodia cautelare in carcere, due agli arresti domiciliari: tra loro vi sono imprenditori, dirigenti e funzionari pubblici, professionisti e dirigenti di aziende private.

Nel corso del blitz sono stati posti sotto sequestro anche 440mila euro, considerati frutto dell’attività corruttiva degli indagati, protagonisti – secondo la Procura – di diversi casi di accomodamenti di irregolarità fiscali. Le figure imprenditoriali colpite dal provvedimento sarebbero attive soprattutto a Veneto, specie tra Venezia e Verona, ma le indagini si sono estese anche in altre regioni, tra cui la Sicilia.

A Siracusa, infatti, è stato notificato il provvedimento di custodia cautelare in carcere al tenente colonnello del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, Massimo Nicchiniello. L’ufficiale è accusato di reati commessi quando era in servizio a Udine.

Gli arrestati sono Elio Borrelli, Christian David e Massimo Esposito (Agenzia delle Entrate), due ufficiali della Guardia di Finanza, Vincenzo Corrado e Massimo Nicchinello, un giudice tributario della Commissione regionale, Cesare Rindone, due commercialisti di Treviso e Chioggia, Tiziana Mesirca e Augusto Sartore. A questi vanno aggiunti Paolo Maria Baggio, Aldo Bison, Fabio Bison (ai domiciliari), Giuseppe Milone, Pietro Schneider, Paolo Tagnin, Albino Zatachetto. 

Tutti, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, “erano coinvolti con diversi ruoli in fatti di corruzione commessi al fine di sgonfiare gli importi delle imposte da pagare da parte di imprese già sottoposte a verifiche fiscali”. L’indagine – iniziata nell’estate del 2015 – è definita “la più grossa in tema di corruzione dopo il Mose”.

Il primo episodio riscontrato consiste in un patto corruttivo tra un imprenditore jesolano ed un dirigente dell’Agenzie delle Entrate, che, trasferito in un’altra regione dopo i contatti preliminari, si è avvalso di un suo collega in servizio a Venezia. Sono state raccolte fonti di prova relative alla corresponsione di tangenti per un totale  di 140mila euro, in varie tranche tra il settembre 2016 e il maggio 2017.

In cambio, i due funzionari si sono adoperati per ridurre di circa l’80% le imposte dovute da tre società, con sede in provincia di Venezia, riconducibili all’imprenditore, che erano state sottoposte a verifica fiscale da altri funzionari della stessa Agenzia, passando così da 41 milioni di euro dell’originaria pretesa di gettito a poco più di 8 milioni di euro effettivamente pagati.

Inoltre, l’imprenditore ha ottenuto che venisse ritardata la notifica di altri avvisi di accertamento per debiti tributari, in modo da poter chiedere rimborsi Iva, ammontanti a 600mila euro, che altrimenti non avrebbe potuto legittimamente ottenere. Nelle vicende sono risultati partecipi, con ruoli attivi, anche i familiari dell’imprenditore (moglie e due figli).

 

Un altro episodio corruttivo riguarda l’”accomodamento” di un controllo fiscale, eseguito tra il novembre 2015 e il febbraio 2016, nei confronti di un’impresa industriale della provincia di Udine. In questo caso, l’ufficiale in servizio a Venezia si è rivolto ad un altro ufficiale che a quel tempo dirigeva l’attività di verifica, convincendolo a non approfondire troppo l’ispezione contabile. In cambio, l’imprenditore friulano ha assunto alle dipendenze il figlio del primo ufficiale ed ha offerto altre regali.

16 giugno 2017

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