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500 mila morti in sei anni

La guerra civile in Siria e le ingerenze esterne

di . Categoria: Esteri, Punti di vista

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Sono ormai sei anni che in Siria infuria una tremenda guerra civile. Oltre 500.000 siriani sono morti. In quasi cinque milioni hanno cercato rifugio all’estero. Dieci milioni sono sfollati interni. Ma non si tratta solo di una terribile faida fra siriani, fra ribelli ed esercito di Al Asad, fra jihadisti sunniti dell’Isis ed alauiti fedeli al regime di Damasco; potenze esterne sono intervenute pesantemente fin dall’inizio di questo conflitto, per orientarne l’esito a proprio favore, trasformandolo così da crisi locale a crisi diplomatico-militare internazionale. La Russia, innanzitutto.

Alleata militare della Siria sin dagli anni cinquanta, dall’inizio della guerra civile, la Russia ha costantemente rifornito Damasco di armamenti e inviato nel paese consulenti militari e tecnici. Mosca ha anche inviato consistenti aiuti economici al regime che hanno evitato il collasso dell’economia siriana. Nel settembre 2015 il governo russo ha deciso di dare inizio ad un intervento militare diretto in Siria, consistente soprattutto in raid aerei contro postazioni dell’Isis, del fronte Al Nusra e in generale di tutti i gruppi ribelli. Poi l’altro alleato fondamentale di Bashar al Asad, l’Iran.

Le autorità di Teheran hanno inviato in Siria migliaia di miliziani perché combattessero al fianco dell’esercito di Damasco. Inoltre hanno fornito ad Al Asad un finanziamento da nove miliardi di dollari. Nel calcolo strategico iraniano, la Siria é un paese fondamentale, punto di raccordo con Hezbollah, palestinesi e Mediterraneo. Anche il governo iracheno supporta il governo di Damasco, anche se non militarmente e con molta più prudenza rispetto ad Iran e Russia. Lo spazio aereo iracheno é aperto ai velivoli militari di Teheran e Baghdad fornisce anche petrolio e combustibile diesel alla Siria.

La posizione della maggiore potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America, sulla crisi siriana é molto particolare e potrebbe quasi essere definita schizofrenica. Infatti, gli Usa in Siria combattono due nemici, paradossalmente avversari fra di loro: l’Isis e il governo di Damasco. Dopo un’iniziale posizione prudente, nel 2012 l’amministrazione Obama dava mandato alla Cia di addestrare, armare e finanziare i gruppi ribelli siriani, mentre nel 2014 creava una coalizione militare anti-Isis, che ha effettuato numerosi raid aerei ed operazioni di forze speciali sul territorio siriano, soprattutto nella zona di Raqqa.

Anche con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca la  contraddittoria politica di Washington non é cambiata. Da un lato si sono moltiplicati i raid anti-Isis dell’aviazione a stelle e strisce sul territorio siriano, dall’altro il 7 aprile 2017 59 missili Tomahawk sono stati lanciati per ordine della Casa Bianca su una base dell’aviazione siriana, dopo che le forze governative di Al Asad avevano usato gas tossici per attaccare un villaggio controllato dai ribelli nella provincia di Idlib. Per quanto riguarda altre potenze regionali, Qatar e Arabia Saudita sono grandi finanziatori dei ribelli anti-Asad e la Turchia di Erdogan vorrebbe anch’essa vedere detronizzato il rais di Damasco, anche se guarda con apprensione alle ambizioni di autonomia dei curdi siriani, protagonisti della lotta sia contro l’Isis che contro l’esercito regolare siriano.

21 giugno 2017

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