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Il concerto dei record

Vasco conquista il popolo del “Modena Park”/VD
Tre ore e mezzo di estasi per 240mila persone

di . Categoria: Cronaca, Emilia Romagna, Musica

Sono bastate tre ore e mezzo all’immortale Vasco per conquistare la storia della musica. Tre ore e mezzo di emozioni che hanno condensato 40 anni di carriera davanti al popolo del “Modena Park“, una comunità sconfinata di fan composta da oltre 240mila persone che hanno cantato, pianto e si sono emozionate per il loro idolo incontrastato.

Un concerto destinato ad entrare nella storia, perché al Modena Park era presente il pubblico di paganti mai registrato prima per un concerto. Tutto è cominciato con l’arrivo sul posto di Vasco in elicottero poco prima delle 19, facendo più volte il giro sul parco per ammirare (e fotografare) l’enorme folla accorsa.

Si è cominciato a suonare partendo dagli anni ’70 e primi ’80 con classici quali “Colpa d’Alfredo”, “Blasco Rossi“, “Bollicine“, “Ogni volta“, “Anima fragile” con Gaetano Curreri al pianoforte e “Splendida giornata” durante il quale ha improvvisato un balletto con un gruppo di fan salite sul palco.

La band che accompagna Vasco è quella degli ultimi anni, eccezion fatta per qualche apparizione “storica” come quella di Maurizio Solieri, chitarrista storico, dagli esordi al 2014 e Andrea Braido, che sostituì proprio Solieri tra il 1989 e il 1993 quando quest’ultimo lasciò insieme a Massimo Riva.

I classici giacconi di pelle si alternano secondo diverse tonalità, il cappellino è come sempre irremovibile. Si riprende con “Vivere una favola“, “Come nelle favole“, “Siamo soli” e “Rewind” durante il quale in platea è un tripudio di reggiseni a vista che alla fine finiscono per aria. Quindi è la volta di “Liberi liberi“.

Nuovo tuffo nel passato recente con “Canzone per te“, “L’una per te“, “Ridere di te“, “Va bene va bene così“. A quel punto si alza la posta con “Gli spari sopra“, “Sballi ravvicinati del terzo tipo” e la polemica e coinvolgente “C’è chi dice no“.

Sally” e “Un senso” annichiliscono positivamente tutti, troppa poesia e troppe emozioni. Quindi il finale con canzoni simbolo: “Siamo solo noi“, “Vita spericolata“, un accenno di “Canzone” e “Albachiara“, coronata da una lancio di fuochi di artificio. Tre ore e mezzo di storia, tre ore e mezzo del meglio del rock italiano, tre ore e mezzo di scariche di adrenalina.

2 luglio 2017

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