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Lo “scandalo Sicilia” tra economia e politica: chi ci capisce più nulla?

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In questo periodo stiamo vivendo un momento di confusione politica e sociale da fare sorgere, se non la consapevolezza, il dubbio di essere degli autentici idioti. Questo perché se da un lato non comprendiamo bene da quale marasma siamo travolti, ciò che comprendiamo ci sembra paradossale. E quindi di nuovo incomprensibile. Parliamo, per esempio, delle prossime elezioni in Sicilia.

Per cinque anni la Regione Siciliana ha avuto alla sua guida un governatore che peggiore non si può: favoritismi, collusioni, centinaia di milioni di fondi comunitari perduti per mancanza di capacità di programmazione, scandalo dei corsi di formazione  per una cifra di 144 milioni di euro; provincie abolite mediaticamente nella trasmissione dello sponsor Giletti ed invece esistenti senza fondi né poteri.

Lo “scandalo Sicilia“ è ormai di dimensioni tali da essere il tema di trasmissioni televisive, di giornalismo d’inchiesta e persino di un libro di Pietrangelo Buttafuoco, che l’Autore intitola “Buttanissima Sicilia“. Oggi i siciliani sono alla miseria, la Regione a rischio defould, la disoccupazione a livelli vertiginosi, i servizi da terzo mondo – con tutto il rispetto per il terzo mondo. Ma nonostante gli scandali e le inchieste, nonostante le relazioni allarmate ed allarmanti della Corte dei Conti, nessuno ha preso atto di nulla e non è successo niente: un governatore è restato seduto sulla sua poltrona per cinque anni sostenuto da un governo e da un parlamento incrollabili per cinque anni, tenuti in vita con l’ossigeno erogato quotidianamente dalle stesse persone degli stessi partiti che oggi si presentano agli elettori per la legalità, il cambiamento, le riforme politiche e sociali per una Sicilia “in cammino“ verso il futuro.

Ma allora perché non hanno fatto già tutto questo mentre già c’erano, quando invece fino ad oggi ci hanno rovinati? NON CAPISCO PIÙ NIENTE. In questi giorni stiamo vivendo  il problema della sfiducia al governatore della Banca d’Italia. Il partito democratico nella persona del proprio segretario boccia il rinnovo della nomina per la sua responsabilità nella cattiva gestione dell’Istituto nella vigilanza ed il controllo del sistema bancario. Giustissimo. Infatti in Italia all’interno dei rapporti tra banche, e tra le banche ed i cittadini è accaduto talmente tanto, che difficilmente sarebbe stato possibile che accadesse di peggio.

Ma accanto al signor Visco non c’era Banca Etruria con papà Boschi e compagnia bella, Monte dei Paschi nelle mani del PD e per le cooperative rosse degli amici del PD, Banca di Vicenza con il signor Zonin e gli imprenditori veneti? La politica non c’entra niente? Tutti virginei ed immacolati cadono dal pero. O invece si è trattato del sodalizio di una bella compagnia che ha agito nel supremo dispregio degli italiani? Certo, Visco non ha controllato e vigilato: ma questo doveva fare!

È stato l’anello di una catena lunga, lunga, lunga. Ed oggi chi si presenta a chiedere le dimissioni di Visco per mancato controllo e vigilanza? Proprio il partito che governa il paese da dieci anni e dove non si vota da dieci anni, che lo ha messo su quella poltrona e che da dieci anni  è dentro a tutte queste vicende: NON CAPISCO PIÙ NIENTE. Il debito pubblico italiano non ha precedenti, ma ci viene detto che siamo in ripresa.

Contemporaneamente, Strasburgo comunica dati ufficiali che denunciano che l’Italia è il Paese d’Europa con il più alto tasso di disoccupazione giovanile; dove la popolazione occupata va in pensione all’età più alta della media europea; dove nel 2017 le ore/lavoro sono diminuite di un milione. E le agenzie internazionali di rating pongono l’Italia prima della Bolivia per debito pubblico e per stabilità bancaria. Ma ci viene detto che tutto va bene, che siamo in ripresa: anzi, dice Gentiloni, una ripresa superiore alle attese. Sento dire che in fondo al tunnel c’è la luce, ma mi sorge il dubbio che sia un treno che ci sta venendo addosso. NON CAPISCO PIÙ NIENTE.

 

2 novembre 2017

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