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Ufficio Stampa della Regione: no del giudice al ricorso del sindacato sui licenziamenti

PALERMO, 10 GENNAIO 2013 – Il Giudice del lavoro del Tribunale di Palermo, Gianfranco Pignataro, ha rigettato il ricorso proposto dall’Associazione siciliana della stampa e dalla sezione provinciale Assostampa di Palermo con la quale si contestava la antisindacalita’ della condotta del presidente della Regione Siciliana, in relazione all’interruzione del rapporto di collaborazione con i 21 giornalisti addetti all’ufficio stampa e documentazione della Presidenza della Regione.

Il Giudice – fa sapere lo stesso Crocetta in una nota – “ha affermato la correttezza e legittimità dei provvedimenti adottati dal governatore, in quanto nei rapporti esistenti tra Presidente e giornalisti, vige un rapporto di collaborazione professionale fiduciario per cui non ha natura di lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione, bensì di mera collaborazione professionale esterna. Per tali considerazioni, il Giudice ha ritenuto che non sussiste alcuna antisindacalità nei provvedimenti adottati dalla presidenza della Regione, rigettando così il ricorso”.

Pronta la risposta del sindacato dei giornalisti. “L’Associazione siciliana della stampa contesterà in sede di opposizione la tesi sostenuta dal giudice. Una tesi che nemmeno l’Avvocatura ha potuto sostenere in giudizio perchè smentita dal pieno recepimento del contratto di lavoro giornalistico e dalla sua piena applicazione sanciti da una delibera di Giunta e poi seguiti da una contrattazione di secondo livello”. E’ quanto si legge in una nota del sindacato. “Tuttavia, nelle more della definizione delle posizioni dei singoli giornalisti licenziati con i 21 ricorsi già attivati -continua la nota -, il presidente Crocetta avrà adesso l’obbligo morale e politico di attivare la selezione concorsuale per il suo ufficio stampa. Se Crocetta – come dice – vuole rompere con i sistemi del passato, si affidi ai concorsi pubblici, facendo prevalere la trasparenza e i meriti professionali. Se invece, come ha già iniziato a fare, procederà col sistema degli incarichi ‘ad personam’ e con le consulenze, confermerà che nulla è cambiato. Darà la certezza che i 21 licenziamenti da lui decisi hanno avuto solo una motivazione politica e che anche i rinnovatori (come lui si definisce) scelgono la strada del clientelismo e della tutela degli interessi di parte”
(Italpress)

Redazione

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