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Il giorno di Bersani a Palermo: “Vinceremo noi, l’Italia sarà una sola”. Renzi: “Pdl in corsia d’emergenza”

PALERMO, 20 FEBBRAIO 2013 – Una piazza stracolma, una risposta indiretta al suo competitor, Silvio Berlusconi, che a distanza di qualche centinaio di metri e di quattro giorni aveva riempito il Teatro Politeama. Piazza Massimo, simbolo di tutte le ere orlandiane, diventa il presidio delle truppe di Bersani e forse il simbolo di quella vittoria che solo Prodi è riuscito a strappare a re Silvio.

Il pomeriggio di Pierluigi Bersani si apre con il necessario e inevitabile apparato siciliano che lascia il suo marchio: è a tutti chiaro – e al segretario del Pd per primo – che la vittoria passa dalla Sicilia. E allora largo a quelle forze che in Sicilia hanno compiuto pochi mesi fa il miracolo di un sorpasso che sembrava una chimera sino allo scorso anno. 

 

C’è lo stato maggiore del Pd siciliano, all’inizio non c’è Crocetta ma c’è tutta la squadra del governatore, dai cui voti al Senato passa l’ipotesi della vittoria. E non è un caso che dal palco, prima dell’intervento di Renzi, sia fatto un richiamo esplicito e un ringraziamento per la presenza dei lavoratori della Gesip che hanno eletto il governatore quale loro nuovo santo protettore. Il governatore arriva quasi alla fine della manifestazione, dopo l’incontro decisivo con il sindaco di Palermo per la vicenda Gesip. 

 

“Dal 26 febbraio l’Italia sarà una sola”, sono le prime parole del leader del Pd, Pierluigi Bersani. Il biglietto da visita è esplicito, come il richiamo alla coalizione di centrodestra imperniata sull’asse Pdl-Lega: “Noi non abbiamo fatto rubare al Sud i soldi delle quote latte. Berlusconi, anzichè promettere di restituire l’Imu ridia agli italiani i miliardi di Alitalia e condono fiscale”.

 

“Siamo allo sprint finale – continua Bersani – , o vinciamo noi o vincono loro. Vinceremo noi e diremo le nostre parole: solidarietà, equità, lavoro ed onestà”.

Bersani traccia poi il suo profilo, un identikit profondamente diverso da Berlusconi: “Io sono andato meno in tv per un motivo semplice: ho girato tutti i luoghi del paese per cercare di svegliare il popolo delle primarie, che non è fatto di spettatori ma di protagonisti. Qui non c’è un uomo solo al comando, non c’è il profeta, non c’è il padrone. E il nostro sarà un governo delle regole, amico di tutti e parente di nessuno”. Poi un’altra stoccata al centrodestra: “Portiamo tante donne in Parlamento. Sarà loro compito spiegare a Berlusconi come si trattano le donne. E diciamo sì alle unioni omosessuali“. Sulla situazione economica del Paese, non usa giri di parole: “Non racconteremo balle, la crisi c’è e non si risolve con a bacchetta magica. La soluzione è una sola: chi ha di più deve dare di più. Ci hanno lasciato in eredità una catastrofe finanziaria perchè nel frattempo loro pensavano a Ruby“. 

 

“Il suicidio del sindacalista trapanese per me è stato una coltellata, ci dice che il lavoro non è solo mantenere la famiglia ma anche dignità”, ha detto ricordando il sindacalista trapanese Giusepe Burgarella, suicida a Trapani poche settimane fa.

 

“Dove andiamo se non c’è una riscossa civica – dice ancora Bersani – e se non si parte con delle norme ben più pesanti sulla corruzione di quelle che ha fatto Monti? Sono necessarie anche norme sulla sobrietà della politica. Bisogna cancellare le leggi ad personam, occorrono norme sul conflitto d’ interesse: Berlusconi si rassegni, regole contro nessuno ma uguali per tutti”. Un passaggio critico è dedicato anche a Grillo, una “carezza” ai grillini: “Io ce l’ho con Grillo, non con la gente che va nelle sue piazze. Quando dice che non ci sono destra e sinistra e quando vuole governare dal tabernacolo della rete e non risponde a nessuna domanda ci porta fuori dalla democrazia. Questo Paese corre ancora dei rischi, non può sopportare un altro sbandamento, ha bisogno di una barra solida che possiamo dare solo noi. Chiediamo alla gente di darci la forza di governare stabilmente”

 

Sul tema fiscale Bersani è perentorio: “Mai più un condono“. E anche sulle privatizzazioni non ha mezze misure: “Sanità ed istruzione, come tutto il welfare, non possono essere gestiti dai privati”.

 

“Ormai c’è la moda dei partiti personali: ma cosa fanno questi se va via il capo? cosa fanno senza Monti, senza Berlusconi, senza Ingroia o senza Grillo? se va via Bersani, c’è il Pd”.

 

E anche al Sud il candidato premier arriva a braccetto con il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ormai definitivamente calato nel ruolo di co-protagonista di questa volata finale del Pd. “Questo è il tempo della concretezza, diamo del tu alla speranza”. Matteo Renzi, dal palco di piazza Massimo, esordisce così. “C’è chi ha promesso di tutto in questa campagna elettorale – ha aggiunto -, dalla restituzione dell’Imu all’abbassamento dell’Irap, ma una vera classe politica si riconosce per quello che vi chiede: ovvero tornare ad essere voi stessi”.

“Berlusconi dice che è in corsa di sorpasso – continua Renzi – , ma non conosce il Codice della Strada. La corsia di sorpasso è a sinistra, a destra c’è solo la corsia d’emergenza… Saremo noi a dare un governo stabile al paese, non abbiamo bisogno di governi che durano lo spazio di un mattino. Ce lo ricordiamo il 61 a 0 qui in Sicilia. Ma cosa ha fatto il Governo Pdl-Lega in questa regione? Che fine hanno fatto le promesse? Sono rimaste chiuse nei cassetti di Porta a Porta o sono state realizzate?”.

 

Redazione

Si24 è un quotidiano online di cronaca, analisi, opinione e approfondimento, fondato nel 2013 e con sede a Palermo. Il direttore responsabile ed editore è Maria Pia Ferlazzo.

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