Mafia, sequestro da oltre un miliardo per un imprenditore trapanese. Sarebbe vicino al boss Messina Denaro

di Redazione

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Mafia, sequestro da oltre un miliardo per un imprenditore trapanese. Sarebbe vicino al boss Messina Denaro

| mercoledì 03 Aprile 2013 - 05:49

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TRAPANI, 3 APRILE 2013 – Maxi-sequestro della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Trapani a Vito Nicastri, di 57 anni, imprenditore del settore delle energie alternative. Confiscati beni per oltre un miliardo e trecento milioni di euro.

Secondo gli investigatori Nicastri si sarebbe relazionato costantemente con importanti esponenti di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta. A Trapani avrebbe avuto rapporti con Matteo Messina Denaro, a Palermo con Salvatore Lo Piccolo, in Calabria con le famiglie di Platì, Africo e San Luca. La valenza assunta dall’imprenditore trapanese nell’ambito di Cosa nostra avrebbe trovato riscontro anche nell’interessamento alle sue vicende da parte dei boss Salvatore e Sandro Lo Piccolo, come rilevano i “pizzini” trovati in occasione del loro arresto. Queste “amicizie” lo avrebbero favorito nell’ottenere una posizione di leader nel settore delle energie elettriche alternative, come l’eolica e la fotovoltaica.

La Dia ha sequestrato 43 società di capitali, anche con partecipazioni estere in Lussemburgo, Danimarca e Spagna, prevalentemente operanti nel settore eolico e fotovoltaico. Le società erano intestatarie di centinaia di appezzamenti di terreno tra Trapani, Palermo e Reggio Calabria, oltre che di numerosi beni mobili e immobili. Gli investigatori hanno posto i sigilli anche a un 98 beni immobili tra cui terreni, palazzine, magazzini e ville con piscina nelle province di Trapani e Catanzaro. Sequestrati anche un lussuoso catamarano di 14 metri e molte auto di grossa cilindrata, oltre che 66 rapporti finanziari tra conti correnti, depositi titoli, depositi a risparmio e polizze assicurative. Il valore complessivo dei beni confiscati ammonta a oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro.

 

Secondo il senatore Giueppe Lumia “la maxiconfisca conferma l’enorme giro d’affari costruito dalla mafia sull’eolico. Un business che ha alimentato il sistema criminale e di potere di Cosa nostra. Da qualche anno la musica è cambiata nel settore delle energie alternative, la Regione sta facendo un importante lavoro di controllo e pulizia che va portato fino in fondo. Adesso è fondamentale che lo Stato sia capace di garantire, nel più breve tempo possibile, il riuso sociale e produttivo di questi beni”.

 

Per il vicepresidente nazionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, “Matteo Messina Denaro è riferimento di tanti imprenditori insospettabili che tutelano e gestiscono il patrimonio del vero capo di Cosa nostra. La lotta al riciclaggio è fondamentale per sconfiggere le mafie. Per questo è importante inserire il reato di autoriciclaggio. Un mafioso che ricicla i proventi criminali viene condannato per mafia e non per riciclaggio. Con l’autoriciclaggio verrebbe condannato per entrambi. Occorre rapidamente adeguare la normativa. E’ una questione centrale per il nuovo governo”.

 

 

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