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Ordine dei giornalisti e sindacato contro Crocetta: “Uffici Stampa, intervenga la Procura”. Il governatore: “Nessuno può limitare i diritti costituzionali”

di Redazione

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Ordine dei giornalisti e sindacato contro Crocetta: “Uffici Stampa, intervenga la Procura”. Il governatore: “Nessuno può limitare i diritti costituzionali”

| venerdì 05 Aprile 2013 - 13:40

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PALERMO, 5 APRILE 2013 – Sindacato e Ordine dei giornalisti all’attacco del presidente della Regione, Rosario Crocetta ma anche dei tanti Enti Locali siciliani che hanno spazzato via i loro uffici stampa optando per “comunicati fai da te”. Un metodo che crea disoccupazione ma soprattutto un’informazione di parte, denunciano Ordine e Assostampa. 

 

 

“La diffida inviata dall’Ordine dei giornalisti di Sicilia, d’intesa con l’Associazione Siciliana della Stampa scrive il sindacato dei giornalisti in una nota – squarcia un muro di omertà creato dal governatore Crocetta sull’aspetto della comunicazione istituzionale dell’Ente che guida da ottobre scorso. Crocetta ha prima spazzato via 21 giornalisti sgraditi in quanto incaricati, secondo lui, dai suoi due predecessori ma omettendo di dire che alcuni di loro erano in servizio sin dagli anni Ottanta in base a una precisa disposizione di legge. Contemporaneamente, in disprezzo della Legge 150 e dei principi di trasparenza amministrativa, ha creato un ufficio stampa alternativo e parallelo che nel frattempo ha già diramato decine di comunicati stampa con la firma del governatore e inviati dalla sua stessa mail”.

“Le domande da porsi sono tante – continua la nota – chi scrive questi comunicati? Sono giornalisti? Chi li ha incaricati? Chi li retribuisce e come ? Se il sistema è quello del ‘ci metto i miei’ allora bisogna dire che proprio nulla è cambiato nonostante i ripetuti proclami di Crocetta. E va detto anche che gli stessi assessorati regionali, più volte, hanno diramato comunicati stampa con le stesse modalità. Questo modo di operare sta ingenerando in molti Enti locali siciliani la certezza che politici, amministratori, funzionari e semplici portaborse possono tranquillamente, sostituirsi ai giornalisti, redigere comunicati stampa, inviarli e così comunicare direttamente con i mezzi di informazione eludendo la Legge quadro nazionale sugli uffici stampa e la Legge istitutiva dell’Ordine dei giornalisti. Queste violazioni, ormai largamente diffuse su tutto il territorio siciliano, stanno assumendo proporzioni preoccupanti specie se si pensa che i cittadini vengono così privati del sacrosanto diritto di essere informati, come previsto dalla legge, da giornalisti e non da esponenti di partito o rappresentanti delle stesse amministrazioni”.

Il richiamo-diffida è stato inviato dall’Ordine dei giornalisti al Presidente della Regione, agli assessorati e alla Procura della Repubblica di Palermo, “è un fermo e doveroso allarme – conclude il sindacato – per chiedere a chi di competenza, di far cessare lo scempio dell’informazione che proviene dagli Enti locali e dalle Istituzioni che toglie continuamente posti di lavoro ai professionisti del settore e soprattutto concede alla classe politica la possibilità di diffondere una informazione assolutamente di parte”.

“Un’iniziativa analoga – scrive nella diffida l’Ordine dei giornalisti – sarà avviata nei prossimi giorni anche nei confronti di altri Enti pubblici territoriali che si comportano allo stesso modo. La lotta all’abusivismo professionale, in questo momento di grave crisi dell’occupazione e dell’editoria, è una priorità per l’Ordine dei giornalisti, che la conduce assieme al sindacato, con cui c’è grande sintonia. Ordine e Assostampa sollecitano la Procura della Repubblica ad intervenire, per rimuovere le tante situazioni di illegalità che danneggiano la categoria dei giornalisti, il cui svilimento, da parte della politica, appare trasversale, condiviso, privo di colore e volto a far venire meno qualsiasi possibile forma di controllo sociale e democratico sull’operato dei pubblici amministratori”.

 

Replica dura del governatore, che nel corso di una conferenza stampa, dice senza mezzi termini: “Non sono libero forse, con la mia email, di fare quello che voglio? Di annunciare conferenze stampa o di comunicare il mio pensiero? La tutela dei giornalisti non può portare all’abolizione dei diritti costituzionali”.

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