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“Tenni in mano la borsa di Paolo”: Ayala depone al Borsellino quater

CALTANISSETTA, 21 MAGGIO 2013 – La borsa di Paolo Borsellino passò dalle mani del giudice Giuseppe Ayala che subito dopo l’attentato arrivò in via D’Amelio.

 

Passò dalle sue mani ma Ayala non ricorda se gli fu data da qualcuno o se la raccolse lui, ricorda di averla poi consegnata ad ufficiale dei carabinieri in borghese. E non ricorda di aver visto oggetti rossi sul luogo dell’attentato, riferendosi alla famosa agenda del giudice.

 

Sono ricordi sbiaditi, falsati dall’emozione di quel momento quando l’ex pm del pool antimafia cercava di riconoscere il volto del collega.

Ayala oggi ha deposto davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta al processo Borsellino quater, rispondendo alle domande dei pm Stefano Luciani e Nico Gozzo. Imputati i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Francesco Andriotta e Calogero Pulci.

I suoi ricordi oggi, a pochi giorni dalla rivelazione di un video che immortala quella che potrebbe essere l’agenda del magistrato ucciso, sarebbero più preziosi che mai. Proprio ieri la Dda di Caltanissetta, guidata dal procuratore Sergio Lari, ha dato mandato alla Scientifica di analizzare il video per accertare se l’oggetto rosso filmato sia effettivamente l’agenda rossa di Paolo Borsellino.

Chi era l’uomo a cui Ayala consegnò la borsa? Era il colonnello Giovanni Arcangioli? O qualcuno dei servizi segreti? 

 

La versione di Ayala corrisponde a quella fornita, nelle scorse udienze dal suo ex capo scorta, Roberto Farinella che ha riferito di aver preso la borsa e averla data ad Ayala. Il magistrato gli avrebbe indicato un uomo, l’ufficiale dei carabinieri a cui consegnarla.

 

Ayala ha anche parlato dell’ex ministro Nicola Mancino e di un suo presunto incontro con Paolo Borsellino di cui avrebbero parlato alcuni pentiti, fra cui Gaspare Mutolo, e di cui lo stesso Borsellino avrebbe accennato alla moglie Agnese: Mancino avrebbe mostrato ad Ayala la sua agenda e per il primo luglio 1992, 18 giorni prima dell’attentato, non ci sarebbe stato alcun appuntamento.

 

Nella sua testimonianza Ayala ha anche riferito che il giudice Giovanni Falcone voleva “monitorare” le sentenze della prima sezione della Corte di Cassazione, quella allora presieduta da Corrado Carnevale.

 

Dopo la strage, ha riferito il magistrato, si discusse della possibilità di rafforzare la sua scorta, nel corso di un incontro con l’allora sottosegretario Fernando Contri.

Uno striscione con la scritta “Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino” è stato esposto questa mattina davanti alla cancellata dell’aula bunker dove si celebra il processo, lo stesso striscione che non aveva avuto accesso a Roma, alcune settimane fa.

Redazione

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