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Il futuro del Paese all’Aula Bunker: “Voi politici volete il nostro aiuto?”

PALERMO, 23 MAGGIO 2013 – L’astronave verde, come chiamavano l’aula bunker del carcere Ucciardone ai tempi del primo grande maxiprocesso alla mafia, è gremita di giovani e di uomini delle istituzioni.

 

Fabio Fazio introduce Maria Falcone che al ricordo del martiri della strage di Capaci e di via D’Amelio unisce quello di Agnese Borsellino, recentemente scomparsa. Poi iniziano le domande dei ragazzi, domande vere, anche scomode.

 

Cosa possiamo fare per combattere la mafia? Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati risponde: “Intanto facendo ciò che oggi state facendo, questa non è una commemorazione ma un momento di formazione, di educazione alla legalità. Voi ci richiamate alla nostra responsabilità. Per vincere la mafia voi dovete fare il vostro dovere di studenti. Studiare non serve solo ad acquisire nozioni, serve a sapere analizzare la realtà, essere critici, comprendere ciò che ci circonda, sapere scegliere”.

 


Il vicecapo della Polizia, Alessandro Marangoni, che a Palermo è stato Questore, risponde a un bimbo e ricorda che i poliziotti fanno solo il loro dovere: “Diventano eroi quando danno la vita per fare il loro dovere, ci addestriamo per fare questo non per essere eroi. Noi ogni mattina prendiamo servizio, diciamo così quando andiamo a lavorare. Non è un caso che il nostro lavoro lo chiamiamo servizio”.

E poi la domanda che scatena una standing ovation, al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: “Noi vogliamo studiare di più la Costituzione, vogliamo crescere e far crescere il nostro Paese, non vogliamo sentirci dire che tutto fa schifo e che non avremo un lavoro. Ma voi politici lo volete il nostro aiuto?”

 

E i ragazzi usano la loro fantasia per dire no alla mafia: riscrivono il tormentone “Gangam style” che diventa “Antimafia style”. 

 

Il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri risponde sulle nuove sfide dell’antimafia: “Bisogna aggredire i patrimoni delle cosche anche sul nuovo mondo del web, di internet. Seguire l’evoluzione della criminalità aggiornando metodi, tecnologie e leggi. Ma abbiate fiducia, molto è stato fatto e lo Stato continuerà a impegnarsi”.

 

In aula arriva lo scrittore Roberto Saviano: “Questo è un luogo in qualche modo sacro perché da qui è iniziato un nuovo modo di capire e affrontare la mafia e la finanza criminale. Tutto il mondo per questo non può che partire dalla legislazione italiana. A chi all’estero ci dice ‘italiano? Mafia’ potete rispondere che da noi è partito il metodo per combattere la mafia. Tutto questo grazie anche a Giovanni Falcone”.

 

 

Una ragazza chiede se è difficile vivere sotto scorta, “scriveresti di nuovo Gomorra?”.
“Tanti vivono come me in Italia, una parte di me – risponde Saviano – si chiede se potevo fare diversamente. Ma come diceva poco fa Fabio per fare qualcosa di buono non si può fare altro che fare bene il proprio lavoro, qualunque sia. E io non mi pento di averlo fatto”.

 

Prima di consegnare le borse di studio finanziate dalla Regione, Maria Falcone fra il serio e il faceto si rivolge al Governatore Rosario Crocetta: “Grazie per i soldini e mi raccomando non ce li levate che ogni tanto avete idee strane…”. E Crocetta risponde: “I soldi li leviamo alla manciugghia non all’antimafia”. Il presidente annuncia anche che stasera sarà varata dalla Giunta la legge che equipara i testimoni di giustizia ai familiari delle vittime della mafia. Un provvedimento atteso da molto tempo.

 

In conclusione prende la parola il presidente del Senato, Piero Grasso che in quell’aula fu fra i protagonisti del maxiprocesso, elenca i nomi delle vittime delle due stragi, anche quelli dei poliziotti di scorta, uno per uno “perchè non bisogna mai dimenticarli”. Ricorda il suo dolore “di amico, di cittadino e di uomo delle Istituzioni”.

“Troppo spesso in Italia l’essere semplicemente servitori dello Stato è costata la vita, come per Giovanni e Paolo”. Ricorda Falcone: timido ma tenace con “l’orgoglio di una dignità antica. Quante delegittimazioni nel corso della sua carriera, e Paolo gli diceva scherzando ‘Giovanni, fino a quando sarai vivo tu, io sono tranquillo’ e dopo la morte di Falcone, Paolo capì il rischio ma si impegnò con tutto se stesso per indagare sulla morte di Giovanni. Questo è il loro insegnamento”. 

 

“Cosa è cambiato a 21 anni dalle stragi – si chiede Grasso – l’insegnamento di Giovanni e Paolo vive nelle coscienze di migliaia di persone. Chi vive nelle Istituzioni deve imparare dai loro insegnamenti. Lo Stato deve essere unito contro la mafia. Per questo provvedimenti sul contrasto alla mafia non possono essere divisivi fra le forze poltiche. La divisione può essere solo fra onesti e disonesti”. E poi si rivolge ai ragazzi: “Non esistono forze invincibili, non piegatevi mai ai prepotenti”. 

 

Poi concludono loro, i ragazzi, che cantano “Pensa” di Fabrizio Moro e qualcuno, fra gli uomini delle Istituzioni ha gli occhi lucidi ascoltando la loro voglia di futuro.

Redazione

Si24 è un quotidiano online di cronaca, analisi, opinione e approfondimento, fondato nel 2013 e con sede a Palermo. Il direttore responsabile ed editore è Maria Pia Ferlazzo.

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Tags: Giovanni FalconemafiaPaolo Borsellinostrage di Capaci