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Amministrative, si vota in mezza Sicilia: affluenza in calo. La novità è la doppia preferenza di genere

PALERMO, 9 GIUGNO 2013 – Centoquarantadue Comuni alle urne, praticamente mezza Sicilia fra cui quattro capoluoghi. E una grande novità: la doppia preferenza di genere. Primi dati dell’affluenza in calo.

 

Dai dati dell’ufficio elettorale della Regione relativi all’affluenza alle 12,30 è in calo la percentuale di votanti in tutti e quattro i capoluoghi nei quali si vota. Maglia nera a Ragusa  con un 10,9% di votanti, il 3,05% in meno rispetoalle precedenti amministrative quandoil dato era del 13,95%. Cali più contenuti a Catania (12,04%, -0,03%), Messina (14,14%, -0,55%) e Siracusa (12,86%, -0,03%). La media regionale per tutti i 142 comuni è dell’ 11,40%.

 

È un test elettorale importante quello che si svolge oggi e domani nell’isola dove si vota con due settimane di ritardo rispetto alle altre regioni italiane proprio per potere applicare le cosiddette quote rosa, introdotte con una legge approvata dall’Ars sul filo di lana lo scorso 4 aprile.

 

Una legge su cui si è consumato il primo vero strappo del Movimento 5 Stelle con il governo Crocetta che ha invece trovato il favore di buona parte dell’opposizione. Con la maggioranza infatti si erano schierati Pdl, Pid e lista Musumeci. E il voto aveva alimentato il dibattito politico. 

 

La norma intanto ha riflessi sulle composizioni delle liste: le quote, per ciascun genere, sono fissate a due terzi di ciascuna lista. Per consigli comunali e circoscrizionali, gli elettori potranno esprimere due preferenze, scrivendo nome e cognome dei candidati scelti (o solo il cognome). Due sole puntualizzazioni: entrambi i candidati devo far parte della stessa lista e le due preferenze devono andare ad un uomo e ad una donna, pena l’annullamento della seconda preferenza.

 

Resta intatta la possibilità del voto disgiunto fra consiglio e sindaco: il voto espresso per i candidati al consiglio non si estende automaticamente anche al candidato sindaco collegato alla lista, nè viceversa. Anche qui dunque i cittadini dovranno esprimersi due volte.

 

Catania, Messina, Siracusa e Ragusa sono i quattro capoluoghi chiamati a votare. La maggior parte dei Comuni che rinnovano i loro vertici hanno meno di 10 mila abitanti, si vota dunque con il maggioritario.

 

Trentanove Comuni invece scollinano i 10 mila abitanti. Diciannove sono quelli con popolazione fra 10 e 15 mila in cui si adotta un sistema elettorale misto: il sindaco è eletto con il maggioritario a turno unico, contestualmente all’elezione del consiglio comunale, determinato invece con il proporzionale; ballottaggio soltanto in caso di perfetta parità fra i candidati e sbarramento al 5%. Fra questi ci sono Grammichele – roccaforte dell’ex governatore Raffaele Lombardo – ma anche Menfi, Leonforte, Riposto, Sant’Agata di Militello, Capaci e Priolo.

 

Altri 20 Comuni sono infine quelli con più di 15 mila abitanti: qui si vota con il proporzionale con eventuale ballottaggio nel caso in cui nessun candidato sindaco ottenga più del 50%. Anche in questo caso la soglia di sbarramento è fissata al 5%. In questa “categoria” ci sono Comiso, Modica, Licata, Adrano, Mascalucia, Piazza Armerina, Partinico e Rosolini.

 

La mappa geografica dei Comuni al voto ci dice che la maggior parte sono concentrati nel Messinese, ben 35. Seguono la provincia di Palermo con 27 amministrazioni da rinnovare e 25 nel Catanese. Diciassette sono in provincia di Agrigento e 12 nel Trapanese. Otto Comuni al voto nell’Ennese ed altrettanti in provincia di Siracusa. Soltanto 6 in provincia di Caltanissetta e, in coda, la provincia di Ragusa con 4.

Redazione

Si24 è un quotidiano online di cronaca, analisi, opinione e approfondimento, fondato nel 2013 e con sede a Palermo. Il direttore responsabile ed editore è Maria Pia Ferlazzo.

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