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La crisi affonda il settore della pesca: 45 mila posti a rischio in Sicilia. Quote-tonno svendute per non fallire

PALERMO, 9 GIUGNO 2013 – Un settore che conta 45 mila addetti ai lavori, 45 mila potenziali disoccupati. La pesca rappresenta, per storia e tradizione, una fetta importante dell’economia siciliana. Ma, secondo il presidente del Distretto della Pesca, Giovanni Tumbiolo, occorrono politiche di rilancio. E senza perdere più tempo.

 

Che il settore soffra è evidente. E i quotidiani casi di pesca illegale di tonno nei mari siciliani sono un segnale evidente del malessere del settore. Il tonno è uno dei business più lucrosi: dal tonno rosso usato per preparazioni da gran gourmet e particolarmente apprezzato in Giappone e negli Usa, al tonno a pinne gialle, attorno al quale ruota una fiorente attività di lavorazione e commercializzazione.

 

“La limitazione delle quote – avverte Tumbiolo – ha danneggiato i pescatori siciliani. L’Italia, negli ultimi anni, ha perso peso al tavolo delle trattative. Le quote assegnate all’Italia sono sempre più basse e la Sicilia fra le regioni italiane è fra quelle maggiormente penalizzate”.

 

Le quote si assegnano attraverso una concertazione a livello internazionale: allo stesso tavolo siedono Paesi europei ma anche il Giappone e gli Stati che si affacciano sul Mar Nero. Obiettivo limitare la “pesca selvaggia” per preservare la specie. Ma oggi, secondo Tumbiolo, le quote di pesca imposte sono talmente restrittive che “il nostro mare è pieno di tonni, in certi casi è inevitabile pescarlo”.

 

Maggiore “protezione” dunque la prima richiesta. “Il nostro governo in questi anni non ha avuto il giusto peso politico in queste trattative, o forse c’è stato scarso interesse. E nell’assegnazione delle quote alla Sicilia non è andata meglio: troppi cambi di direttori e assessori, l’insediamento di Cartabellotta (assessore regionale alla Pesca da novembre scorso, ndr) arriva a giochi fatti quando le assegnazioni per il 2013 sono fatte”.

 

Quote risicate che a tanti armatori non permettono di sopravvivere. Molti sono costretti a vendere la propria, esattamente come un commerciante dà via la propria licenza. Chi è fortunato vende ad un prezzo congruo ma c’è chi è costretto a svendere. E in questa situazione si alimentano le battute illegali, le fughe in mare a fari spenti, i trasbordi di pesce clandestini. Con il rischio di trovare sui banchi del mercato pesce non perfettamente conservato.

 

“I recenti casi di malori registrati in tutta la Sicilia – spiega Tumbiolo – sono figli di questa situazione e di questa politica. Tanti pescatori per evitare i controlli lasciano il pesce, già morto, in acqua, per andare a riprenderlo successivamente. Ma il tonno è un grande accumulatore di metalli pesanti e questo genera la produzione di istamina, causa di tutte queste reazioni allergiche”.

 

Un danno per i consumatori ma anche per il settore: dopo i ricoveri di cui si è parlato per giorni, le vendite di tutto il pesce sono crollate, giù del 45%.

 

Soluzioni all’orizzonte non sembrano essercene. Un auspicio però sì: “Serve una politica di governance del settore – conclude Tumbiolo – , quella che in questi ultimi dieci anni è mancata. Una politica seria della pesca, fatta soprattutto di coerenza e continuità, che in Italia e in Sicilia mancano”.

Redazione

Si24 è un quotidiano online di cronaca, analisi, opinione e approfondimento, fondato nel 2013 e con sede a Palermo. Il direttore responsabile ed editore è Maria Pia Ferlazzo.

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