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Trattativa Stato-mafia, agli atti le frasi di Riina: “Sono stati loro a cercare me”

di Redazione

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Trattativa Stato-mafia, agli atti le frasi di Riina: “Sono stati loro a cercare me”

| lunedì 01 Luglio 2013 - 12:14

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PALERMO, 1 LUGLIO 2013 – Nuovi atti investigativi sono stati depositati oggi dalla Direzione Distrettuale Antimafia al processo per la trattativa Stato-mafia. A comunicarlo il pm Nino Di Matteo.

 

Si tratterebbe di un rapporto stilato da alcuni agenti del Gom della Polizia penitenziaria del carcere milanese di opera che hanno raccolto alcune frasi di Totò Riina durante il trasferimento dalla cella al sala conferenze del penitenziario per un’ udienza alla quale il boss partecipava in videoconferenza.

 

Il boss avrebbe detto “Sono stati loro a cercare me” e poi “Mi hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino”. Frasi nel pieno stile dell’anziano capo mafia, che dicono e non dicono ma che potrebbero riferirsi a quel contatto con la mafia richiesto dai Ros dei Carabinieri a Vito Ciancimino e raccontato dal figlio dell’ex Sindaco di Palermo, Massimo, imputato e teste chiave al processo.

 

Ma soprattutto a ciò che il figlio di Don Vito raccontò sulla cattura di Riina avvenuta nel gennaio del ’93. Per Massimo Ciancimino avvenne proprio grazie alle segnalazioni fornite dal padre e da Bernardo Provenzano ai Carabinieri. Riina ha parlato anche del cosiddetto “papello” tirando in ballo i servizi segreti e screditando il pentito Giovanni Brusca.

 

Secondo il boss anche la sparizione dell’agenda rossa sarebbe opera dei servizi: “In via D’Amelio c’entrano i servizi che si trovano a Castello Utveggio e che dopo cinque minuti dall’attentato sono scomparsi, ma subito si sono andati a prendere la borsa”. “Sono stato latitante in campagna 25 anni – si legge nella relazione dei Gom – come potevo fare tutte queste cose? La vera mafia sono politici e magistrati che si coprono fra di loro”.

 

Teorie non nuove, queste ultime. Ma è singolare che Rina, che non ha mai collaborato con i magistrati, torni sibillinamente a parlare all’inizio del processo sulla trattativa, e nel pieno degli inquietanti episodi degli ultimi mesi intorno ai pm del processo. 

 

Intanto nell’udienza di oggi la difesa di Massimo Ciancimino ha chiesto il rigetto delle eccezioni di incompetenza della Corte sollevate dai difensori degli altri imputati nel processo. Anche il pm Roberto Tartaglia, con una serie di dettagliate motivazioni, si è opposto a tutte le eccezioni ed ha chiesto Corte d’Assise di rigettarle ribadendo che il processo “deve restare a Palermo, sua sede naturale”.

 

Prossima udienza il 4 luglio, quando i giudici si pronunceranno sulle eccezioni di incompetenza sollevate dai legali degli imputati.

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