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Caro Avvocato, sono il titolare di una società di capitali. Ho ricevuto la fattura del notaio per aver cambiato la sede legale della piccola srl di cui sono socio: per un totale di 2.072,65 Euro, di cui registrazione 168 euro, diritti camerali 90 euro, bolli 156 euro, tassa archivio 9,10 euro, onorari, diritti e spese notarili 1.363,26 euro, Iva 21% 286,29 euro. La ritiene una cifra equa? Per me è stato un salasso.

Risponde l’avvocato Valentina Giarrusso che dirige il dipartimento di diritto commerciale e societario dello Studio legale internazionale Giambrone Law.

Dobbiamo presumere che si tratti di un trasferimento in Italia da un comune a un altro, dal momento che per una variazione fatta nello stesso comune basta una comunicazione alla camera di commercio con un esborso di 95 euro tra diritti camerali e bolli.

Purtroppo le cifre fornite dal notaio riguardo alle spese sono tutte corrette. Vediamole voce per voce.

La “registrazione” è l’imposta dovuta per registrare l’atto all’Agenzia delle Entrate. Per questo tipo di pratiche l’importo è fisso e corrisponde proprio a 168 euro. I “diritti camerali” sono i diritti di segreteria dovuti alla camera di commercio per l’iscrizione della società al registro delle imprese e ammontano a 90 euro.

Per “bolli” si intende l’imposta di bollo da pagare per la registrazione degli atti notarili tramite Mui (Modello unico informatico) e il cui importo forfettario è di 156 euro. La “tassa archivio” è quella che il notaio versa per la gestione degli archivi notarili: per questo documento è di 9,1 euro.

Infine, la voce più salata, “onorari, diritti e spese notarili”, per cui ha dovuto sborsare 1.363,26 euro. Oggi la parcella media richiesta per un atto simile si aggira intorno a questa cifra.

Più complicata è la pratica, naturalmente, più elevato è il prezzo. Il lettore non specifica se il notaio ha dovuto apportare altre modifiche allo statuto della sua società.

In assoluto, però, cifre come quelle richieste al titolare della srl in questione si possono considerare molto care. La cifra pagata è comunque molto superiore a quella che avrebbe versato prima che entrasse in vigore il regime di libertà tariffaria. Quando le tariffe erano stabilite per legge, un atto del genere avrebbe previsto un onorario tra 700 e 900 euro.

Il compenso è determinato dall’accordo tra notaio e cliente. I contraenti forti, ovvero le grosse aziende o gli studi legali, che si rivolgono più spesso agli studi notarili, si avvantaggiano dall’abolizione delle tariffe ottenendo prezzi più bassi, mentre i clienti occasionali possono essere penalizzati dalla libertà tariffaria.

Personalmente ho la sensazione che dopo la riforma non ci sia stato un aumento dei costi ma che si sia allargata la forbice tra le tariffe più elevate e quelle più basse. Anche quando si ha a che fare con i notaio è la legge del mercato a stabilire prezzi e condizioni.

 

Avv. Valentina Giarrusso

Head of Corporate & Commercial

Studio legale internazionale Giambrone Law