Il premier Letta sale al Colle dopo l’uscita di Forza Italia dalla maggioranza. Dovrà definire con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano tempi e modi del “passaggio parlamentare” del suo governo. Il Quirinale ha infatti stabilito che il governo dovrà tornare in Aula per chiedere una nuova fiducia che “segni la discontinuità politica tra il governo delle larghe intese e il governo che ha ricevuto la fiducia sulle legge di Stabilità”. Il voto, con tutta probabilità avrà luogo dopo le primarie del Partito democratico previste per l’8 dicembre. E  il candidato alla segreteria Pippo Civati ha commentato: “Si tratta di un atto dovuto”.

Intanto, mentre Matteo Renzi continua a dettare le sue condizioni al premier, Alfano accusa il sindaco di Firenze di voler accomodarsi sulla sua sedia. E dal V-day Grillo non risparmia nessuno e annuncia un’altra richiesta di impeachment per Napolitano e un referendum sull’euro. Stasera la riforma elettorale in commissione Affari costituzionali al Senato.

Il duello Renzi-Alfano si è consumato sulle pagine dei giornali in merito al sostegno al governo. Il rottamatore non si è lasciato sfuggire nemmeno un’occasione per chiarire che, una volta alla guida del partito di Letta, sarà il Pd a dettare l’agenda al governo. Nell’intervista a Repubblica Renzi è partito all’attacco del vice premier: “Alfano ha 30 parlamentari, noi 300. Il governo sta in piedi grazie a noi. Alfano dice che può far cadere Letta. Bene, così si va subito al voto. Io non ho paura. Lui sì. Perché sa che Berlusconi lo asfalta” ha detto Renzi.

Subito è arrivata, sempre dalle colonne di Repubblica, la replica del vicepremier. Il sindaco di Firenze non tiri troppo la corda, tuona Alfano, “perché noi non abbiamo paura di andare a votare. Decida lui se assumersi la responsabilità di far cadere il presidente del Consiglio del suo partito”. Poi rincara la dose: “Vuole prendersi la sedia di Letta” e cerca di far “fibrillare il governo” ma resta il fatto che “noi siamo determinanti”, continua il leader del Nuovo centrodestra.

“Il rimpasto non ci appassiona” – ha spiegato ancora Alfano e poi ha proposto un nuovo “patto” per il 2014, per poi tornare alle urne nel 2015. “Io resterò ministro e non avrò ruoli operativi nel partito”, ha precisato ancora Alfano. “Non temo la vendetta di Berlusconi. Siamo decisivi per il futuro del centrodestra. E il premier sarà scelto con le primarie”, ha concluso il leader del Nuovo centrodestra.