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Una crisi senza fine. I numeri sono purtroppo deludenti e dicono che di questo passo il Catania retrocederà. La B sembra inevitabile visti i problemi tecnici, quelli ambientali, la convinzione della squadra e le perplessità destate dallo stesso Pulvirenti che, nel tentativo di salvare il progetto, ha gettato all’aria le sue convinzioni iniziali.

Pulvirenti come Zamparini, interventisti per necessità o per spirito di reazione? I fatti sono quelli che contano e il Catania, purtroppo, finora ne ha costruiti pochi. Non è servito il cambio di allenatore, non sono servite le roventi polemiche del presidente.

De Canio continua a sostenere di sentire la fiducia della società e che la squadra in fondo si comporta bene ed è solo vittima di episodi. Sarà, ma sono queste le strade che spesso non portano da nessuna parte.

Siamo ormai al punto, fatale in momenti del genere, in cui Pulvirenti è contro tutto e tutti. E contro chi non la pensa come lui. Il suo credito è enorme ma non basta per salvare la stagione se non trova gli antidoti giusti.

Lo sfogo del presidente contro il giornalista Alessandro Vagliasindi all’interno della trasmissione “Corner” ne è un sintomo evidente. Il momento è pericoloso e tutta quella patina brillante che ha contraddistinto il progetto dell’era Pulvirenti (e Lo Monaco) con tutti i suoi successi come i record di punti, Torre del Grifo e le ambizioni europee, sembra che stia perdendo vigore.

Eppure la cosa più logica, più semplice e più difficile insieme sarebbe quella di non perdere di vista il traguardo principale, cioè quello del Catania in A, anche  soffrendo, lottando.

Domenica arriva la Sampdoria con il nuovo allenatore Mihajlovic che è poi il vecchio allenatore del Catania, uno che conosce a memoria uomini e cose siciliane.

Il Catania dovrà affrontarla in un clima preoccupante ma con un solo obiettivo, cominciare a fare punti importanti per la classifica e per ripartire con convinzione.

Quella per ora manca. Le assenze non sono la sola causa dell’andamento negativo del Catania che fino ad ora ha conquistato nove punti in classifica ed è il fanalino di coda della Serie A.

Pulvirenti cerca l’alibi: “Dalla gara contro il Sassuolo in poi, sette infortunati, nove contro il Napoli, ancora sette con l’Udinese. Contro il Torino solo due erano i giocatori reduci dall’annata passata. Da quando è arrivato De Canio è venuta a mancare l’ossatura della prima squadra “. Può essere. Ma il Catania deve dimostrarlo.

Se si rammarica di non aver esonerato Maran prima (fino a pochi giorni prima però lo aveva difeso sostenendo che il progetto non si doveva cambiare) e che De Canio, a suo dire, è impotente di fronte a questa situazione della rosa corta e che “sarebbe stato difficile per chiunque fare i punti che questa squadra è riuscita a fare”, c’è da chiedersi: Perché non ha cambiato in estate prima dell’inizio della stagione? E perchè ha confermato che i valori del Catania erano quelli della passata stagione?

De Canio può stare tranquillo, non deve temere che quello con la Sampdoria sia un esame definitivo. Il presidente sembra rassicurarlo. Le stesse cose le aveva dette a Maran. E comunque De Canio, che è un navigato condottiere, ha risposto che sente “la fiducia della squadra e del presidente, ma non mi meraviglierei se fossi messo sotto esame…”.

Pulvirenti se la prende con i giornalisti. È un classico, è un già visto che indebolisce il tentativo di recupero: “Il giornalista che ha scritto queste cose (riferendosi alle pagelle di Catania-Milan) è ridicolo. Offende il Catania, non ha nessun titolo per scrivere queste cose. Io non lo guardo questo programma, figuriamoci se devo sentire le cose che dici”.

E perché c’è andato? Evidentemente per sbandierare la sua verità. Ma non può essere che qualche errore lo stia commettendo lui?

Molti tifosi intanto temono l’ipotesi che il Catania possa essere in vendita e sui social network già ne parlano. Non ci crediamo. La stagione di Pulvirenti a Catania non è finita. Questo è solo un momenti di difficoltà, Di grande difficoltà. Dalla quale si può uscire a patto che non si immaginino cose più grandi di quelle che sono.

Pulvirenti ha esperienza per venirne fuori anche se gli amici di Lo Monaco sostengono che il ciclo è lì per finire proprio perché non c’è più il direttore. Chissà. Il problema principale è salvare il Catania. Cioè, basta crederci. Senza polemiche e senza colpi di testa. Palermo insegna.