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È all’esame della Corte Costituzionale la legge elettorale attualmente in vigore in Italia, il cosiddetto Porcellum. La Consulta è chiamata a esaminare la legittimità delle norme che regolano il sistema elettorale, e in particolare il premio di maggioranza per Camera e Senato e l’esclusione del voto di preferenza.

Terminata l’udienza pubblica, i giudici si sono riuniti in Camera di Consiglio. La decisione potrebbe arrivare tra questa sera e domani mattina, ma c’è anche la possibilità, considerata la particolare rilevanza della materia, che la Consulta prenda tempo fino a gennaio, ovvero rimandando a dopo la pausa natalizia. Il 14 gennaio, infatti, i lavori riprenderanno con la discussione sull’ammissibilità dei referendum sulla riforma della geografia giudiziaria e si potrebbe aggiungere anche la decisione sulla legge elettorale.

Il primo a prendere la parola nell’udienza pubblica è stato il giudice Giuseppe Tesauro, relatore della causa. A sollevare la questione di legittimità del ‘Porcellum’ era stata la Cassazione, nell’ambito di una causa civile intentata dall’avvocato Aldo Bozzi in qualità di privato cittadino elettore. “L’esercizio di voto non è libero – ha detto l’avvocato, durante l’udienza alla Corte Costituzionale – ed è condizionato e compresso da questa legge elettorale”. Gli italiani, per Bozzi, sarebbero vittime di una “reiterata lesione del diritto di voto”.

Se la Corte Costituzionale dovesse accogliere su tutti i fronti il ricorso sollevato sull’attuale legge elettorale “non ci sarebbe né un vuoto legislativo né la reviviscenza automatica del Mattarellum”. “Se la Legge Calderoli (il Porcellum, n.d.r.) dovesse essere dichiarata illegittima, si abolirebbe il premio di maggioranza – ha spiegato l’avvocato Carlo Besostri in udienza – e non si creerebbe un vuoto legislativo perché la legge vigente diverrebbe una proporzionale con soglia di accesso, immediatamente applicabile. Le liste che superano le soglie di accesso si dividono i seggi”.

Il pronunciamento della Corte costituzionale potrebbe servire per dare una scossa alle Camere che non riescono a trovare un accordo sulla riforma della legge elettorale, nonostante tutti si siano dichiarati più volte consapevoli che si tratta di uno dei nodi più importanti da sciogliere per permettere uno svolgimento più fluido della vita politica italiana. Proprio ieri l’ennesimo flop al Senato, con la presidente della Commissione affari costituzionali Anna Finocchiaro (Pd) costretta a rinviare la seduta perché le parti non avevano trovato un accordo. Formali le proteste della presidente della Camera Laura Boldrini che, in accordo con i capigruppo dei deputati, ha chiesto che la discussione passi a Montecitorio.

In assenza di un pronunciamento della Consulta o di una presa di posizione dei parlamentari, il Governo potrebbe intervenire con un proprio disegno di legge.