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La Corte Costituzionale ha deciso: il ‘Porcellum’ è incostituzionale. Al termine di una lunga camera di consiglio, di cui si era anche ventilato il rinvio al prossimo 14 gennaio, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità dell’attuale legge elettorale, in particolare del premio di maggioranza e dell’esclusione del voto di preferenza.

La Corte costituzionale, dunque, ha dichiarato incostituzionali le norme che prevedono l’assegnazione di un premio di maggioranza – sia per la Camera dei Deputati che per il Senato della Repubblica – alla lista o alla coalizione di liste che abbiano ottenuto il maggior numero di voti e che non abbiano conseguito, almeno, alla Camera, 340 seggi e, al Senato, il 55% dei seggi assegnati a ciascuna Regione.

La Consulta ha dichiarato illegittime anche le norme che stabiliscono la presentazione di liste elettorali “bloccate”, nella parte in cui non consentono all’elettore di esprimere una preferenza.

La Consulta ha dunque accolto in toto le questioni sollevate dalla prima sezione civile della Cassazione, sulla base della causa intentata dall’avvocato Aldo Bozzi, in qualità di privato cittadino elettore, e altri 26 firmatari. Violati dal ‘Porcellum’, in particolare, il principio di uguaglianza del voto (articolo 48 della Costituzione) e della “rappresentanza democratica” (articolo 1, comma 2, e 67 della Costituzione).

“Le motivazioni saranno rese note con la pubblicazione della sentenza, che avrà luogo nelle prossime settimane e dalla quale dipende la decorrenza dei relativi effetti giuridici”, spiega in una la Corte Costituzionale in merito alla ‘bocciatura’ della legge elettorale.

Con la dichiarazione di illegittimità del “Porcellum”, e in assenza di una nuova legge elettorale, non si crea un vuoto legislativo perché la legge vigente diventa praticamente una proporzionale con soglia di accesso immediatamente applicabile con la possibilità di esprimere una preferenza: le liste che superano le soglie di accesso si dividono i seggi.

“Resta fermo che il Parlamento – spiega la Consulta – può sempre approvare nuove leggi elettorali, secondo le proprie scelte politiche, nel rispetto dei principi costituzionali”.

A sorpresa, intanto, la commissione Affari costituzionali del Senato, dopo i numerosi rinvii dovuti al mancato accordo tra le forze politiche per la riforma della legge elettorale, ha istituito oggi un ‘comitato ristretto’ per l’esame della norma. La proposta è partita dalla relatrice del testo, Doris Lo Moro (Pd), ed è stata approvata con l’astensione di due membri del M5S e di Loredana De Petris di Sel. È invece uscita dall’Aula in segno di dissenso per quello che è stato considerato “un blitz” la senatrice renziana Isabella De Monte. I renziani di Montecitorio, infatti, avevano pressato la presidente Laura Boldrini, affinché la discussione sulla legge elettorale passasse alla Camera. “Una decisione gravissima – ha commentato De Monte – che ha il solo scopo di continuare a fare melina sulla legge elettorale. Non ho partecipato al voto per evidenziare il mio totale dissenso. Abbiamo ampiamente verificato l’impossibilità di trovare un accordo su una buona legge elettorale”.

Sull’uscio, pronto, anche l’intervento governativo, così come annunciato dal ministro per le riforme Gaetano Quagliariello: “Se i parlamentari non decideranno, presenteremo noi un testo”.