Il pentito Leonardo Messina, deponendo al processo sulla trattativa Stato-mafia, ha parlato anche dell’incontro avuto con Paolo Borsellino prima della morte del giudice: “Il 17 luglio del ’92 ebbi l’ultimo incontro con Paolo Borsellino. Lui era nervoso, salutandomi mi disse che il suo tempo era finito, che era arrivata la sua ora. Io tentai di rassicurarlo perchè nella riunione della commissione di Cosa nostra che decise l’eliminazione di Falcone il suo nome non era stato fatto. Ma lui sapeva che sarebbe morto”.

Il collaboratore di giustizia ha raccontato pure di avere chiesto, dopo il pentimento, di incontrare Borsellino e di avergli rivelato una serie di fatti che non sarebbero stati messi a verbale. Tra le rivelazioni che Messina avrebbe fatto a Borsellino ci sarebbero state le riunioni di Enna deliberative dell’attentato a Falcone, e il progetto separatista di Cosa nostra che voleva fondare una sorta di Lega del Sud, appoggiato anche da ambienti massonici.

Secondo Messina “all’inizio degli anni ’90 Cosa nostra era pronta ad acquistare dalla ‘ndrangheta una grossissima partita di armi investendo circa 2 miliardi di lire”. Secondo il collaboratore di giustizia, le armi – bazooka, kalashnikov e pistole – dovevano servire al progetto separatista voluto dalla mafia che pensava alla creazione di una Lega del sud. La cosa poi sfumò perché Messina, che era il trait d’union con la ndrangheta, venne arrestato e il suo referente mafioso, il capomafia di Enna, Borino Miccichè, fu arrestato.