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Un blocco che rischia di paralizzare l’Italia intera quello annunciato dal Movimento dei Forconi e da numerose altre associazioni per la prossima settimana. Dalle 22 dell’8 dicembre e fino a giorno 13 – ma “potrebbe anche durare a oltranza”, dice Mariano Ferro, leader dei Forconi – i manifestanti bloccheranno “tutti i porti, gli aeroporti, le stazioni, i valichi di frontiera”, con gravi ed evidenti ricadute sulla distribuzione del carburante, dei viveri, delle materie prime.

Alla manifestazione di protesta hanno aderito anche altre associazioni come A.I.Tras, Comitati Riuniti Agricoli, M.A.A., Cobas del Mais e molti altri, mentre, dopo l’incontro con il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, si sono ritirate le principali sigle sindacali dell’autotrasporto, Unatras (Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci) e Anita (Associazione Nazionale Imprese Trasporti Automobilistici).

I sindacati, infatti, hanno apprezzato i punti dell’accordo raggiunto con Lupi: il ripristino delle agevolazioni sulle accise, la riduzione del costo del lavoro, 330 milioni di euro destinati al settore e confermati dalla legge di Stabilità.

Ai Forconi non è bastato. Le loro richieste sono sostanzialmente quattro: il rimborso delle accise, il mantenimento delle risorse economiche già stanziate per il comparto, il rispetto delle normative europee in termini di lavoro in somministrazione transnazionale e sul cabotaggio, misure efficaci contro il lavoro nero e il contrasto all’illegalità.

“Siamo distrutti – dice Ferro – ci hanno portati al collasso. Siamo sommersi di tasse e non abbiamo i soldi per pagarle e così rischiamo provvedimenti giudiziari e pignoramenti. Non ci fermeremo fino a quando non otterremo dei risultati immediati e concreti”.