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Mentre il vostro avatar scorazza nel mondo di World of Warcraft o Second Life potrebbe incappare in un agente dell’NSA, oppure in un terrorista, ma a quanto pare è più probabile la prima opzione: Edward Snowden rilascia infatti ulteriori rivelazioni e documenti al Guardian secondo cui la National Security Agency e il Governement Communications Headquarters abbiano raccolto milioni di dati sui giocatori virtuali.

La ragione per cui gli agenti indossassero i panni di folletti e identità virtuali era data dalla paura che potessero avvenire comunicazioni segrete tra terroristi e criminali utilizzando gli avatar anche se, come riportato dal New York Times, visti gli scarsissimi risultati dell’operazione, sembrerebbe più essere stata una scusa per giocare durante gli orari lavorativi.

“I giochi sono creati dalle aziende per fare soldi, le identità e le attività dei giocatori sono monitorate. Per i gruppi terroristici che cercano di tenere segrete le comunicazioni, ci sono modi più semplici ed efficaci per farlo” spiega Peter Singer, autore del libro sulla sicurezza informatica “Cybersecurity and Cyberwar: What Everyone Needs to Know”.

La Blizzard Entertainment, azienda creatrice di World of Warcraft (soprannominato sempre dal New York Times come World of Spycraft), sostiene di non aver mai dato il permesso alle agenzie d’intelligence per spiare i propri giocatori. Ma a quanto pare non è l’unica azienda interessata: di mezzo ci sarebbe anche Microsoft che avrebbe subito attacchi di spionaggio tramite il suo servizio Xbox Live.

Nei documenti consegnati da Snowden si parla inoltre dell’”Operation Galician”, un’operazione attuata nel 2008 dalla Gchq la quale ha fatto assumere sembianze virtuali su Second Life ai propri agenti per smascherare una rete di ladri di dati di carte di credito che agivano proprio sul famoso gioco online.