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Centinaia di medici si sono dati appuntamento in piazza Montecitorio a Roma per il #GiovaniMediciDay che si è tenuto in diverse città italiane. Specializzati, specializzandi, semplici corsisti di medicina generale, ma anche biologi, fisici e sanitari.

Al governo chiedono urgentemente lo stanziamento dei fondi nel Ddl di Stabilità. Ma anche interventi strutturali e una sanità che riconosca il merito e valorizzi la qualità eliminando gli sprechi.

“Il nostro è un sit in non sindacale: ci battiamo per cambiare le cose perché c’è in gioco il nostro futuro”, spiega Andrea Silenzi, vice presidente dell’Associazione italiana giovani medici.

“Cambiare il Paese per non cambiare Paese” e “Non vogliamo andare all’estero”: questi sono stai gli slogan dei giovani medici e studenti di medicina che oggi hanno gridato il loro malessere. Ce l’hanno con le inefficienze del sistema sanitario ma soprattutto sulle difficoltà di accedere al mondo del lavoro: per molti l’unica speranza è andare fuori dal nostro Paese. “E vedere un giovane medico – ha detto Silenzi – che lavora all’estero equivale a disperdere un capitale importante anche per la produttività del Paese. Il nostro è un sit in non sindacale: ci battiamo per cambiare le cose perché c’è in gioco il nostro futuro… Siamo una delle poche categorie che hanno la possibilità di poter scegliere di andare all’estero, ma non vogliamo doverlo fare. Ecco perché stiamo portando avanti le nostre proposte per la sanità che vogliamo”.

Scioperano anche gli specializzandi sul numero degli ammessi alle iscrizioni alla Facoltà di Medicina. “Sono ben 10.000 le persone ammesse quest’anno alla Facoltà di Medicina, ma si tagliano i posti in specialistica, che sono passati da 4.500 del 2013, già pochi rispetto alla domanda, ai 2000 di quest’anno”, spiega Nicola Pescitelli studente al quarto anno di Medicina all’università La Sapienza di Roma. Decisamente “troppo pochi” rispetto ad un fabbisogno stimato di circa 8000 posti. “È un controsenso che chi sta in Parlamento non ha capito. O perché non si interessano al problema o perché sono in mala fede” aggiunge. Ma questo è “un problema di sanità pubblica” perché non avere medici che si specializzano “significa di fatto creare un buco negli anni futuri” e allo stesso tempo, “indurre molti laureati ad emigrare all’estero”. Pertanto chiediamo alle Istituzioni di trovare 100 milioni di euro di fondi “per aumentare almeno fino a 5000 il numero dei contratti per specializzarsi”.