enrico letta, stop al deficit, stop al debito pubblico
Enrico Letta: "No agli ayatollah del rigore, fi...

Ancora un nuovo inizio per Enrico Letta e il suo governo. Per il premier – che ha promesso che lotterà “come un leone” – adesso è tempo di dare il via a “Impegno 2014”, il programma di riforme che ha presentato prima alla Camera dei deputati e poi al Senato per conquistare, ancora una volta, la fiducia dei parlamentari. Riforme istituzionali di portata costituzionale, nuova legge elettorale, provvedimenti incisivi in politica economica, nuovi rapporti di forza con l’Unione europea, che a gennaio guiderà nel corso del semestre italiano.

La maggioranza delle “non più così larghe” intese intese ha retto. “Non più così larghe, ma certamente più coese”, ha detto il presidente del Consiglio, che agli alleati del Nuovo Centrodestra, guidati dal vicepremier Angelino Alfano, ha lanciato un messaggio di stima: “Ho un profondo rispetto per coloro che, per il bene del Paese, per un obiettivo superiore, hanno avuto il coraggio di dividersi dai compagni di viaggio di una vita”. Berlusconi e Forza Italia restano sullo sfondo, dunque, all’opposizione, ma i numeri a sostegno dell’esecutivo non mancano. In 379 a Montecitorio hanno votato sì alla fiducia (212 i no), 173 a Palazzo Madama contro 127.

Diciotto mesi il tempo che Letta chiede al Parlamento e al suo partito, guidato adesso dal neo segretario Matteo Renzi, per portare a termine il suo programma, per portare l’Italia, “fragile e stordita”, fuori dalla crisi. “Se funziona il governo può durare anche fino al 2018”, ha detto l’ex rottamatore. Ma il premier sa bene che gli occhi del suo leader sono puntati su di lui e che la spada di Damocle che pende sulla sua testa è la riforma della legge elettorale, soprattutto dopo la bocciatura della Corte costituzionale.

Meccanismo maggioritario e possibilità di scelta dei candidati ai cittadini (preferenze): sono queste le indicazioni che il Parlamento seguirà (indicazioni su cui Matteo Renzi non ha intenzione di fare passi indietro). Ma “non sarà una legge punitiva”, ha chiarito Letta. Intanto, il braccio di ferro tra Senato – dove il testo di riforma è bloccato – e Camera dei deputati – dove i renziani hanno chiesto al presidente Laura Boldrini di richiamare la riforma – si sta sbloccando in favore di Montecitorio.

“Chi farà saltare il banco delle riforme, dovrà risponderne ai cittadini”, ha avvertito il premier, con un riferimento non troppo velato al Movimento 5 Stelle, che ha incisivamente bacchettato ieri in Aula “per l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti delle Istituzioni” che si concretizza in “parole e atteggiamenti illegittimi che istigano alla violenza”.