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Il giorno dopo lo scontro in Aula, prosegue la sfida – a distanza – tra il parlamentare del Pd Davide Faraone e quello del Movimento 5 Stelle Riccardo Nuti. “È un codardo, ieri in Aula, dopo il voto sulla fiducia, è scappato e non mi ha detto che rinuncerà all’immunità in modo che possa portarlo in tribunale. Continuo a invitarlo a ripetere le stesse parole di ieri ma fuori da Montecitorio così lo querelo”.

Davide Faraone, intervistato da Radio Capital, torna così sulla polemica con il deputato del M5S che lo ha accusato per un incontro del 2008, a Palermo, con una persona poi condannata per mafia.

“Ho subito un attacco fascista e squadrista, fango nel ventilatore, in più Nuti ha messo in rete l’indirizzo della casa dove vive anche la mia figlia di 11 anni”, ripete il nuovo componente della segreteria del Pd di Matteo Renzi.

Poi Faraone dà una sua spiegazione sulle relazioni che possono rivelarsi pericolose per un politico. A Palermo, facendo politica, è difficile non incontrare un mafioso? “Sì, un tempo il capomafia del quartiere era individuabile ed era abbastanza chiaro chi fosse. Oggi, grazie all’azione repressiva, è arrivata una nuova mafia che in alcuni contesti non è riconoscibile, salvo riconoscerla dopo. L’importante è avere sempre comportamenti lineari. Anche se non sai che un tale è mafioso lui ti riterrà inaffidabile per le risposte che gli dai. Se ti chiede una cortesia e dici di no lo hai tenuto lontano. È quello che è capitato a me”.

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