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Il Partito democratico riparte da Milano. All’assemblea nazionale del partito i big, da Letta a Epifani, incoronano ufficialmente il nuovo segretario, Matteo Renzi e si dicono pronti a tracciare la rotta da seguire per i prossimi anni. Sul tavolo ci sono temi scottanti come la legge elettorale e i rimborsi ai partiti.

“Oggi cominciamo a dettare l’agenda del governo per il prossimo anno e poi si va avanti senza fermarci” ha dichiarato il sindaco di Firenze, pronto a prendersi il partito che, fino allo scorso anno, l’ha vissuto con indifferenza. Sarà anche il giorno di Gianni Cuperlo e della sua nomina a presidente del partito. “La richiesta a Gianni di fare il presidente – dice il sindaco di Firenze – non deve essere visto come un do ut des“.

E se da par suo Enrico Letta bacchetta i Forconi: “Predicano l’opposto di tutto ciò in cui noi crediamo”; Matteo Renzi rincara la dose: “Questa protesta è più sfascista che fascista. Ai politici non andrebbe detto ‘tutti a casa’, andrebbero piuttosto costretti a stare dentro, sul posto di lavoro, dicendo loro ‘finché non hai trovato le soluzioni, non vai a casa’”.

Nel discorso di investitura il sindaco detta le priorità: primo punto l’approvazione di una legge elettorale maggioritaria e a doppio turno entro le Europee di maggio, poi la rinuncia da subito ai rimborsi elettorali. A Grillo Renzi fa questa offerta in cambio dei voti per legge elettorale e riforme istituzionali.”Entro febbraio al massimo – prosegue Renzi – dobbiamo approvare la legge alla Camera e poi passare subito al Senato, non possiamo consentirci il lusso di perdere tempo. Quindi io continuo a tenere aperto l’accordo con tutti: da Grillo a Forza Italia”.

“Non vogliamo fare un governo con Grillo – continua il segretario -, stia tranquillo, noi siamo il Pd e governiamo con la maggioranza che abbiamo, ma non accettiamo lezioni e non ci nascondiamo, anzi, andiamo avanti. Sui rimborsi elettorali la nostra è la linea del governo, puntiamo all’abolizione, adesso sta a te, Beppe – Grillo ndr – accettare un dialogo sulle riforme importanti per questo Paese, altrimenti le tue saranno state ancora una volta chiacchiere inutili”. E dal palco Renzi lancia l’hashtag #beppefirmaqui, che in poche ore ha subito incasellato centinaia di tweet.

Renzi ne ha anche per Agcom: “Si è passati dalla nuvola digitale alla nuvoletta di Fantozzi per il web, se è vero che l’Agcom si arroga il diritto di chiudere un sito internet. Diamo l’impressione di essere un Paese che rifiuta l’innovazione”.

E mentre il segretario uscente Epifani assicura unità: “In una democrazia un po’ di competizione va bene, – dice – ma penso che sapremo restare uniti”; Pippo Civati annuncia: “Sulla presidenza di Cuperlo ci asterremo in modo simpatico”.