Binge-drinking-fenomeno-sempre-piu-diffuso-tra-giovani-italiani

Con il termine “binge drinking” si indica in gergo l’assunzione di cinque o più superalcolici in una sola volta o comunque in un lasso di tempo molto breve.

Un fenomeno quasi di costume, che sta prendendo sempre più piede tra i giovani italiani, già a partire dall’adolescenza. Durante un seminario organizzato a Torino sono stati presentati i risultati di due indagini qualitative, realizzata dalla società Ecletica, condotte in tre città (Torino, Roma e Salerno) e sul web, che ha dato voce a un campione di 134 adolescenti (tra i 15 e i 17 anni) e giovani (22-24 anni) che praticano abitualmente il binge drinking.

Il dato che è emerso dalle rilevazione è che per i ragazzi italiani c’è differenza tra ubriacarsi e essere brilli: bere cinque o più superalcolici secondo gli intervistati non è sinonimo di ubriacatura. Il binge drinking invece, è solo un momento di condivisione non considerato pericoloso o dannoso.

Molto diverso è quindi l’atteggiamento nei confronti del binge drinking, perché, come spiega Franca Beccaria responsabile di Eclectica e coordinatrice della ricerca, “se in Italia anche nelle nuove generazioni permane una connotazione negativa dell’ubriachezza e delle sue conseguenze, che si accentua crescendo (l’ubriachezza può arrecare danno a sé e agli altri e rovinare una serata), l’ebbrezza è vista come un collante sociale ed è considerata uno stato ottimale per godere della compagnia degli amici”.

“Se le cose stanno così – ha dichiarato Silvano Bertelloni, ex presidente della Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza e membro del Direttivo dell’Associazione Laboratorio Adolescenza -, c’è ben poco da stare tranquilli. Che si raggiunga l’ubriachezza o meno cambia poco dal punto di vista del grave danno sulla salute, specie se non si tratta di un evento isolato ma abitudinario. Lo stato di ebbrezza è già sintomo di impatto sul sistema nervoso centrale e, quindi, di un effetto prodotto da un‘assunzione di alcol non equilibrata. A questo si aggiunge che utilizzare l’alcol, che è un alimento e come tale deve essere trattato, come disinibitore per facilitare le relazioni sociali è già di per se un uso scorretto e pericoloso, indipendentemente dalle dosi assunte”.