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Il movimento dei Forconi sembra essersi spaccato e la prova potrebbe essere l’assenza di Mariano Ferro e dei suoi a Roma. L’adesione alla protesta è stata inferiore alle attese. Dalle 15 nella Capitale è iniziato il ritrovo dell’ala oltranzista dei manifestanti e dell’ala “moderata” costituita da siciliani e veneti.

Il leader del coordinamento nazionale 9 dicembre, Danilo Calvani grida al complotto: “Casualmente molti treni che dovevano arrivare qui hanno avuto ritardi per dei guasti. Comunque aspettiamo altre persone”. Poi chiede le dimissioni di Napolitano, accompagnato da un coro di insulti al presidente della Repubblica da parte dei manifestanti.

A monitorare la situazione oltre duemila agenti delle forze dell’ordine per contrastare le 15.000 presenze previste. Dalla sede di via Napoleone III a Roma è partito il corteo di Casapound verso piazza del Popolo. Maschere tricolori e cappi al collo a rappresentare gli italiani morti a causa della crisi.

Roma è blindatissima, ma la tensione è alta: accanto ai Forconi sono scesi in piazza anche i militanti dei centri sociali, immigrati e Casa Pound, il movimento di estrema destra guidato dal vicepresidente Simone Di Stefano, arrestato e rilasciato negli scorsi giorni.

Il leader dei Forconi siciliani però ha scelto la via del dialogo ha proposto a tutti il raduno in Vaticano: “La protesta pacifica comincia dal Papa. La data è domenica 22. Poi resteremo a Roma e chiederemo una piazza per una protesta in forma statica”.

Spaccatura o meno, la giornata è già iniziata con qualche tensione: un gruppo di militanti diretti da Viareggio a Roma hanno bloccato il treno sul quale viaggiavano, rifiutandosi di pagare il biglietto, poi hanno occupato il binario 4 della stazione di Pisa.

A Piazza del Popolo intanto uno striscione dice: “Non si parla con la stampa”. Il presidio aspetta l’arrivo di Calvani, ma nel pomeriggio la situazione potrebbe surriscaldarsi con la manifestazione dei senza casa e degli altri movimenti sociali.