luigi de fanis contratto shock sesso segretaria

“Scherzi amorosi come ce ne possono essere in un rapporto tra amanti, non sappiamo cosa abbia detto la Zingariello ma siamo pronti ad agire nelle sedi opportune”.Con queste parole all’agenzia Agi uno dei legali dell’ex assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis, ha smentito quanto detto dalla segretaria di De Fanis Lucia Zingariello. La donna avrebbe rilasciato nel corso di un interrogatorio al pubblico ministero di Pescara il racconto di un contratto che la obbligava ad avere rapporti sessuali con il suo ex datore di lavoro.

“Tra De Fanis e la Zingariello è noto che intercorreva un rapporto che andava ben oltre quello meramente lavorativo e il presunto foglio che sarebbe stato ritrovato non è che da ricondurre alla relazione sentimentale tra due persone adulte e consenzienti – spiega il legale all’Agi – non so questo documento in che cosa consista perché non c’era nel fascicolo che ho potuto consultare e non so che cosa ha detto la Zingariello in un interrogatorio che tra l’altro dovrebbe essere secretato: evidentemente la segretezza vale solo per alcuni, di certo vale per noi – aggiunge l’avvocato – Se la Zingariello dovesse aver fatto dichiarazioni di questo tipo ne risponderà nelle sedi opportune: non creda che per alleviare o alleggerire la sua posizione, possa gettare discredito su De Fanis. È evidente anche dalle intercettazioni che tra la signora Zingariello e l’ex assessore De Fanis c’era un rapporto che andava oltre il rapporto lavorativo: nell’ambito di questo rapporto sicuramente tra i due ci sono stati messaggi, sms, lettere con dei contenuti che si possono scrivere per gioco e non certo per costringere nessuno ad avere rapporti sessuali. Non c’era nessun tipo di pretesa di natura sessuale a fronte di promessa di denaro, era un rapporto consenziente tra adulti”, conclude il legale di De Fanis. La Zingariello e De Fanis erano stati arrestati lo scorso 12 novembre con l’accusa di concussione, peculato e truffa aggravata nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Pescara denominata “il Vate”.