Annamaria Cancellieri ritorna a parlare di carceri e rilancia il tema dell’amnistia. Lo fa in una lettera inviata a Laura Arcioni, presidente dei Radicali italiani, in cui il ministro della Giustizia si dice “fermamente convinta che, in questo contesto contraddistinto da importanti riforme, l’eventuale adozione di misure straordinarie di clemenza possa rappresentare un essenziale volano per giungere ad un vero e profondo cambiamento del sistema detentivo e al definitivo superamento della situazione di sovraffollamento”.

Dai “primi momenti in cui ho avuto l’onore di essere chiamata a svolgere il ruolo di ministro della Giustizia – continua la Guardasigilli – ho avvertito, anche da un punto di vista morale, la necessità di riservare una particolare attenzione alla questione carceraria, in quanto ritengo che le condizioni in cui si trovano a vivere la maggior parte dei detenuti non siano degne di un Paese civile”.

Il ministro appare fermamente convinta del fatto che un provvedimento come l’amnistia “consentirebbe di anticipare alcuni effetti urgenti delle riforme in campo, potenziandone in maniera esponenziale l’efficacia complessiva, e creerebbe un miglior contesto ambientale per il loro sviluppo: del resto la significativa riduzione della popolazione detenuta, conseguente all’adozione di un provvedimento di clemenza, contribuirebbe in modo determinante a garantire che il sistema penitenziario nel suo complesso recuperi le necessarie condizioni di funzionalita’ nonche’ ad assicurare la migliore cornice possibile per l’implementazione di un nuovo modello trattamentale, su cui stiamo gia’ lavorando, che esalti, finalmente, le finalita’ rieducative e di risocializzazione della pena”.

“Non vanno sottaciute – conclude la Cancellieri – le ricadute positive di un intervento di clemenza sull’efficienza degli uffici giudiziari, in quanto l’ovvia riduzione, per reati di minimo disvalore sociale, dei carichi pendenti, con una contrazione stimata di circa un terzo di cause, consentirebbe una razionalizzazione dell’intera macchina giudiziaria”.