La sua identità è ancora sconosciuta, il valore delle sue opere, invece, è noto in tutto il pianeta. È il writer “Blu”, nome d’arte dell’artista di Senigallia che ha dipinto i muri di tantissime città in diverse parti del mondo: a partire dal suo Paese di origine fino in Germania, Inghilterra, Spagna, ma anche Palestina, Stati Uniti e Sud America.

Il giornale inglese The Guardian lo ha di recente inserito nella top ten dei graffitari mondiali, accanto ad artisti del calibro di Bansky e Keith Haring, per la sua opera realizzata sulla facciata di un palazzo in Portogallo. Un riconoscimento che conferma la decisione del The Observer di definirlo tra i dieci migliori street artist in circolazione nel 2011.

LE OPERE DI BLU IN TUTTO IL MONDO

I disegni dell’artista italiano descrivono tematiche d’impatto come la critica al capitalismo, l’inquinamento e l’industrializzazione o la corsa agli armamenti, valorizzando allo stesso tempo col tratto inconfondibile del loro autore gli spazi urbani dimenticati.

In Italia, i suoi murales si possono scovare ad esempio a Milano, Roma, Ancora, Prato, Firenze e Bologna, città in cui Blu è cresciuto artisticamente dal 1999. Eppure, è proprio in Italia che la sua arte è stata a volte criticata se non peggio relegata nell’indifferenza. È il caso del grande murales al Teatro Pinelli di Messina, di cui pochissimi in città conoscono il valore artistico, o del contestato lavoro al liceo scientifico di Pesaro, realizzato nel 2009 e in seguito cancellato per decisione di un consigliere comunale che proprio in questi giorni, dopo il riconoscimento del The Guardian, ha fatto un passo indietro invitando l’artista a realizzare un’altra opera.

Chissà se con la nuova consacrazione mondiale anche i connazionali distratti si accorgeranno del valore di quei disegni che si stagliano sui muri abbandonati della propria città.