confindustria digitale contro la web tax

“Una decisione populista”: con queste parole il presidente di Confindustria Digitale ha etichettato il provvedimento sulla web tax. Secondo Confindustria l’aumento dell’Equo compenso per copia privata potrà trasformare la tassa della Siae in un ingiusto balzello “preventivo” che dovranno pagare gli acquirenti di tablet, smatphone e smart tv. L’aumento proposto dalla Siae porterebbe nelle casse della collecting society tra i 175 milioni e i 200 milioni di euro in più rispetto ai 72 milioni del 2012.

L’aumento sarebbe quindi del 500 per cento, ma il mercato dell’IT da alcuni trimestri sta sopportando una pesante situazione economica dovuta al cambiamento delle vendite che adesso si sono spostate sul Mobile abbandonando, almeno in parte, il desktop. Ma secondo Confindustria digitale tutto questo non potrà funzionare, l’associzione degli industriali digitali chiede al ministro Bray di non aumentare le tasse ai produttori e importatori di materiale tecnologico per poter così colmare le perdite dei titolari dei diritti delle opere musicali.

“Quella sulla web tax – spiega il presidente di Confindustria digitale, che ha appreso dell’approvazione della Legge di stabilità e l’emendamento contenuto in essa – è una decisione senza senso, fuori dalle regole europee, che continua a creare indeterminatezza e sconcerto nel settore dell’informatica – continua Parisi -. Noi non abbiamo mai detto che non si debbano pagare le tasse sui prodotti digitali – ha proseguito Parisi – ma questo è un grande tema globale, su cui sono già al lavoro sia l’Ocse sia la Ue, che dovrà presentare una proposta nel settembre 2014, proprio quando l’Italia avrà la presidenza europea”.

La proposta di Confindustria digitale è di sospendere l’aumento e convocare un tavolo con le parti coinvolte per condurre uno studio sull’evoluzione tecnologica e il comportamento dei consumatori e recepire le raccomandazioni del Rapporto Ue dell’ex commissario Vittorino sulla copia privata in modo tale che si possa, in tempi brevi, definire cosa si tratta effettivamente quando si parla di equo compenso. Ma se l’appello dell’unione degli industriali della tecnologia non dovesse essere accolto le prime conseguenze le vedranno i consumatori. Infatti, secondo le prime stime, un iPhone potrebbe costare quattro euro in più e un tablet subirebbe un aumento di circa 5 euro, mentre per i computer si arriverà ad avere un aumento del prezzo anche di 6 euro.

Il governo di Enrico Letta è riuscito negli ultimi mesi a introdurre degli sgravi sulla cultura, come la deduzione delle tasse fino a mille euro per i libri e altri mille per i libri scolastici, ma la stessa possibilità di detrazione non è stata estesa all’editoria digitale: gli e-book.  “È una decisione populista. Il presidente della commissione bilancio della Camera, Boccia, ha detto che adesso anche Google porterà valore in Italia – spiega il presidente di Confindustria Digitale Parisi – confondendo il valore con il gettito fiscale. Per noi invece il valore è lo sviluppo, l’occupazione, la ricerca e rispetto a questi fattori di crescita spesso le tasse sono un freno, non certo uno stimolo”.