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Può essere definito lo spettacolo teatrale dell’anno. “Rascatura”, in scena al teatro Agricantus di Palermo dal 6 dicembre scorso (e a furor di popolo fino al 6 gennaio) ha segnato il ritorno in coppia di due grandi talenti artistici siciliani, ormai molto conosciuti in tutta Italia: Sergio Vespertino ed Ernesto Maria Ponte, cresciuti insieme nel gruppo cabarettistico Treeunquarto e tornati insieme dopo quasi vent’anni grazie ad una intuizione di Vito Meccio, il direttore artistico dell’Agricantus di Palermo, che ha sempre puntato sulla classe dei due artisti.

Un successo sottolineato dal pubblico, considerato che tutti gli spettacoli hanno fatto registrare il tutto esaurito, tanto da far decidere il prolungamento delle repliche fino al 6 gennaio e a “promettere” nuove repliche nel prossimo autunno.

Ma c’è spazio anche per le polemiche. Vito Meccio, anima dell’Agricantus, ripropone il tema della “ghettizzazione” del teatro privato, spesso non adeguatamente valorizzato dalla critica. “L’evento e il grande successo di pubblico – scrive Meccio in un comunicato  – non è stato sottolineato dalla stampa locale, che accorre per eventi di carattere nazionale e lascia troppo spesso i propri talenti abbandonati a loro stessi e al loro destino territoriale, mancando di dare il meritato risalto e la giusta diffusione perché ancorata ai soliti schemi, prodiga solo a sciorinare sempre gli stessi nomi, ad avallare schemi prevedibili. Così come la stampa e le tv nazionali relegano la provincia e le sua realtà in una condizione secondaria che costringe gli artisti a preparare la classica valigia di cartone ed andare all’altare di Roma ad urlare il proprio talento”.

Meccio sottolinea come “il lavoro, l’impegno e la sincerità di scrittura e di interpretazione sono dei valori che pagano e che il pubblico ha buona memoria e premia il coraggio e la voglia di rimettersi in gioco di Ponte e Vespertino”.

In “Rascatura”, ambientato in una stanza di ospedale, Ponte (Daniele) e Vespertino (Pino) sono due pazienti molto particolari che durante la loro degenza affrontano temi che spaziano dal disagio quotidiano ai massimi sistemi in un mix che dà spazio a risate sfrenate ma anche a momenti di riflessione. Lo spettacolo è scritto dai due artisti insieme a Salvo Rinaudo, un testo esilarante e poetico, esaltato dalle musiche del compositore e fisarmonicista PierPaolo Petta.