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L’assemblea di Mps, dopo essere andata a vuoto venerdì, si è aperta con le barricate innalzate dal presidente della fondazione, Antonella Mansi, che con il 33,5 per cento dei voti gode di un diritto di veto. La proposta rilanciata da Mansi è quella di far partire l’aumento di capitale a maggio, in modo tale da avere il tempo necessario per vendere la gran parte delle proprie azioni e poter ripagare i 340 milioni di debiti e rimanere azionista rappresentativo.

“La proposta del consiglio della banca – spiega Mansi – non ha oggi alcuna possibilità di essere approvata e la Fondazione ha il dovere ineluttabile di votare solo ed esclusivamente la propria proposta di aumento con esecuzione differita di alcuni mesi”, così la presidente della Fondazione ha parlato nel suo primo intervento della giornata. Sembrava di assistere, piuttosto che ad una assemblea, ad un durissimo muro contro muro tra la Fondazione e i vertici dell’azienda. Si paventa sempre più ragionevolmente, quindi, la possibilità di un abbandono di Alessandro Profumo dopo 20 mesi alla guida della banca senese.

Una decisione non diversa da quella che potrebbe prendere l’ad, Fabrizio Viola, rendendo così di fatto ancora più instabile la posizione della banca nel suo percorso di ristrutturazione imposto dalla Commissione europea.

Le dimissioni dei due potrebbero giungere già nel consiglio previsto i primi giorni di gennaio. “La banca Mps era ed è una banca sana – afferma la presidente Mansi – abbiamo davanti un futuro più roseo di quello a tinte fosche che molti dipingono per la banca”. Al contempo Mansi respinge anche il parere richiesto dal consiglio a Gaetano Marchetti, secondo cui la Fondazione stessa avrebbe un conflitto di interessi nella gestione e sarebbe, inoltre, portatrice di una proposta deleteria per l’istituto toscano.  “Qui dovremmo – sostiene Mansi – parlare non di conflitto di interessi ma di conflitto di doveri. Proprio perché non siamo un azionista che del proprio denaro può fare quel che vuole ma dobbiamo perseguire scopi di utilità sociale, per noi la tutela dell’integrità del patrimonio non è un optional: non potete chiederci di fare crollare proprio noi l’edificio che ci è stato affidato dalla legge”.

Secondo il consiglio di amministrazione, però la scelta della fondazione di fare slittare l’aumento di capitale sarebbe dettata, appunto, da una popsizione di conflitto. Infatti, l’aumento di capitale a gennaio diluirebbe la fondazione, distruggendone il patrimonio. Ma la fondazione ha respinto le due argomentazioni a sostegno della proposta del cda: il rischio di non riuscire a costituire un consorzio di garanzia e le paure connesse ad una possibile nazionalizzazione della banca. “Apprezziamo la prudenza degli amministratori sui rischi di un posticipo – spiega ancora Mansi – ma è molto difficile pensare che il terzo gruppo bancario non riesca a trovare nella seconda finestra, dal maggio 2014, un consorzio di garanzia”.

“Vorrei che fosse chiaro che non c’è nessun Palio. Il Palio è tra la banca e i contribuenti italiani”. Con queste parole il presidente Profumo al termine dell’assemblea ha replicato alle critiche degli azionisti, dalla Fondazione ai piccoli azionisti. Sul suo possibile abbandono della presidenza Profumo chiarisce “Le dimissioni si assumono a sangue freddo e nei posti deputati ad assumere tali decisioni. Avremo un cda nel corso gennaio e valuteremo cosa fare”.

Il manager punta ancora il dito contro la posizione della fondazione Mps: “Non vorrei fosse come la difesa del 51% della banca che abbiamo visto che disastri ha comportato”. Ricorda ancora il presidente della banca che la situazione disastrosa in cui si trova l’isituto di credito deriva dalla mala gestione degli scorsi anni, quando, spiega Profumo: ” La banca ha effettuato numerose scommesse contro il mercato”.

“Oggi abbiamo la certezza – spiega Profumo – di fare l’aumento di capitale, mentre domani rientriamo nell’ incertezza: non dico non si possa fare, ma dico che è incerto per una serie elementi”. Sostiene la sua proposta il manager che spiega come “Con l’aumento  restituiremmo i Monti bond allo stato e di questo ne abbiamo l’obbligo – aggiungendo ancora – con le risorse di oggi la banca verrà nazionalizzata”.

In ultima battuta Alessandro Profumo ha inoltre ricordato che il quadro di incertezza politica rende difficile la programmazione: “In Italia ci auguriamo non accada nulla, ma da qua all’estate prossima ci sono elementi di instabilità: ci sono le elezioni europee che sono momenti complessi – ricorda – Oggi abbiamo la certezza di effettuare l’aumento di capitale. Siamo comunque consapevoli e rispettosi delle problematiche della Fondazione” .