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Schifani (Ncd): “Ci batteremo per le preferenze | No a un Parlamento di nominati”

Il giorno dopo il deposito della proposta di legge di riforma elettorale, giunto ieri sera alla Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, la firma sul testo da parte di Ncd di Angelino Alfano continua a far discutere. Dopo le polemiche sulle liste bloccate e il mancato ritorno alle preferenze, dopo l’appello in tal senso lanciato da Alfano a Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, la decisione di firmare la proposta di riforma rischia di essere incomprensibile.

“Affatto – dice intervistato da Si24 il presidente di Nuovo Centrodestra, Renato Schifani – abbiamo firmato il testo di legge perché sentiamo la necessità dell’urgenza di un dibattito in commissione e in aula della riforma elettorale. E abbiamo firmato il ddl perché condividiamo il modello complessivo che non è il modello spagnolo. Dico di più: condividiamo buona parte dell’impianto, non certo tutto. Per noi rimane il tema delle preferenze e insisteremo perché si consenta agli italiani di tornare al proprio diritto di scelta. L’obiettivo è di omologare il nostro sistema elettorale agli altri sistemi vigenti in Italia, nei comuni, alle Regioni, anche per recuperare il rapporto di fiducia con gli elettori che tornino protagonisti delle loro scelte. Non siamo per il Parlamento dei nominati”.

Qualcuno ha malignato che nelle trattative in corso, fosse stato sufficiente aver spazzato via dal testo la clausola salva-Lega, ovvero quella riserva per i partiti territoriali, che non incapperebbero nella soglia di sbarramento al 5% fissata per le formazioni politiche che scelgono di correre da sole.

“I nostri problemi non erano e non sono relativi al salva-Lega. Sono stati altri partiti che hanno insistito per il ritiro di questa norma. Questo per garantire una par condicio ai partiti più piccoli e non privilegiare alcuni rispetto ad altri”.

Sulle preferenze, quindi, presenterete emendamenti al testo depositato alla Camera?

“E non solo. Altro tema che poniamo è quello che riguarda il premio di maggioranza attribuiti a quei partiti che sfruttano il voto dei piccoli. I cosiddetti portatori d’acqua rischiano, non arrivando alla soglia di sbarramento, di non ottenere seggi ma i loro voti andranno ai partiti più grandi con cui saranno coalizzati che ne beneficeranno interamente nella ripartizione dei seggi. E questo riteniamo che sia ingiusto”.

Oltre al fatto che un simile scenario potrebbe pesantemente ripercuotersi nell’assegnazione dei sottogoverni. 

“Certamente il rischio che si apra un mercato poco trasparente c’è. E obbedirebbe a tecniche di trattative su uomini che magari non meriterebbero nomine per la loro storia o professionalità. Dobbiamo evitare anche lo scadimento della qualità dei sottogoverni… Ma le faccio un esempio, a proposito dell’attribuzione del premio di maggioranza così com’è previsto dalla proposta di legge che non solo penalizza i piccoli partiti ma avvantaggia in maniera distorsiva i più grandi: prendiamo l’esempio di un partito che raggiunga, da solo, il 22% dei voti. Grazie all’attribuzione delle percentuali ottenute dai piccoli partiti della coalizione che restano fuori dal Parlamento riesce ad andare al ballottaggio e lo vince: a quel punto si creerebbe la situazione paradossale di un partito che avendo ottenuto, di suo, appena il 22% si troverebbe un’assegnazione di seggi grazie al premio di maggioranza che lo porterebbe al 55%. Sarebbe cioè iper-rappresentato in aula rispetto alle reali intenzioni di voto degli italiani. E’ evidente che in questo testo ci sono macro sfasature su cui lavoreremo”.

Sulle liste bloccate, seppure short list, quindi non siete disposti ad alcuni mediazione?

“Sulle short list, inviterei tutti ad una riflessione attenta. Io ho letto la sentenza della Corte Costituzionale che boccia il Porcellum e sono sicuro di poter dire che non apre alle liste bloccate neppure corte. Quindi starei molto attento a questa proposizione che non è per niente al riparo dal rischio di una illegittimità costituzionale”.

Ipotizziamo lo scenario peggiore per Ncd. Nel corso dell’iter parlamentare sull’esame del ddl di riforma non riuscite ad approvare la reintroduzione delle preferenze. Per Nuovo Centrodestra lo scenario qual è? Ritornare nella casa madre di Berlusconi? O ritenete di farcela a superare la soglia di sbarramento e posizionarvi all’opposizione in una prossima legislatura?

“Questo pericolo non lo corriamo. I sondaggi, al di là della Ghisleri,  ci danno ormai abbondantemente sopra la soglia. Ieri Piepoli ci attestava al 7% anche grazie al rafforzamento della nostra identità. E in un anno di governo avremo tempo per continuare su questa strada. Di certo c’è che noi restiamo ancorati al centrodestra per farlo vincere. D’altronde la sommatoria delle percentuali fra Fi e Ncd  ci fa essere competitivi rispetto ai partiti del centrosinistra. Continuiamo però a non accettare la persistenza di atteggiamenti o diktat di altri partiti. Mi riferisco a Forza Italia per convincerci a rientrare in quella formazione a cui non abbiamo aderito per la ferma volontà di essere coerenti con l’impegno che avevamo preso di garantire governabilità al Paese”.

Nel caso di un rimpasto, che non sembra più a stretto giro di posta come aveva fatto ipotizzare il cronoprogramma trapelato da Palazzo Chigi, Ncd è disposta a sacrificare uno o più ministri? 

“Il problema nostro non è il numero delle poltrone. Ci attendiamo da Renzi che mostri la stessa velocità con cui ha lavorato per l’ipotesi di riforma elettorale per rilanciare l’azione di governo.  Gli italiani vivono di pane, pasto lavoro, pressione fiscale e qualità della vita non solo di legge elettorale. E’ necessario un rilancio del governo anche attraverso una crisi pilotata che dia slancio ad un esecutivo che ormai è fermo, inattivo. Ed è soprattutto necessario che il Pd non sia un partito di lotta al governo. Non possiamo farci logorare da un partito che è componente della maggioranza e che a giorni alterni piccona il premier e i ministri. Per questo riteniamo che il rimpasto debba farsi inserendo nell’esecutivo esponenti renziani che si assumano in pieno la responsabilità dell’azione di governo. Sarebbe facile anche per noi criticare il governo in cui abbiamo ministri per le parti che non ci piacciono. Aspettiamo di essere convocati da Letta per la conclusione del giro di consultazioni. Ma il tempo sta per scadere se qualcuno pensa che si possa far parte della maggioranza per le riforme costituzionali e invece distinguersi per l’azione di governo, si sbaglia”.

Lei parla di tempi stretti, entro quando ritiene che si andrà al rimpasto?

“Entro la prossima settimana si deve definire tutto. Il dibattito sulle riforme ha schiacciato l’azione di governo che invece deve ripartire con nuovo patto politico serio e Ncd non intende farsi schiacciare”.

Elena Di Dio

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Elena Di Dio
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