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Italicum, patto a rischio tra Renzi e Berlusconi | Il presidente Sisto: “In Aula entro gennaio”

È un susseguirsi continuo di annunci e smentite. Di incontri evocati e poi disdetti. Il percorso parlamentare della legge di riforma elettorale è tortuoso. Molto. Forse troppo. Tanto che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi è costretto sui socialmedia a ribadire il suo intento. Ed anche la sua disponibilità al dialogo, al confronto e al miglioramento di un testo base uscito fuori dall’accordo siglato a Largo del Nazareno con il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi.

Scrive Renzi: “Tutto è migliorabile, ma l’accordo sulla legge elettorale dopo anni di immobilismo adesso c’è, corrisponde al dettato costituzionale, può far uscire l’Italia dalle sabbie mobili. Rispetto le motivazioni di chi in queste ore sta disperatamente cercando di bloccare tutto, qualcuno persino in buona fede. Ma fuori dalle stanze dei palazzi c’è un Paese che ha bisogno di gesti concreti di cambiamento. Ora, non tra qualche anno. E una politica che non decide neanche sulle regole del gioco, non è più credibile su niente”.

Ieri sera, alla riunione con i “suoi” componenti in commissione Affari costituzionali, Renzi era riuscito a strappare un gesto di buona volontà, anche se per farlo, il segretario nazionale del Pd ha usato toni, dicono i bene informati, minacciosi: se tutto crolla, sarà per colpa vostra. E così l’area minoritaria – nel partito – dei bersaniani ha deciso di rispettare l’accordo e di ritirare tutti gli emendamenti – 33 su 35 quelli presentati dal Pd – al testo di legge che riforma il sistema di voto in Italia.

L’altro contendente, Forza Italia, invece, nonostante l’annuncio di rinunciare alla sua parte di emendamenti, fra cui anche quello cosiddetto salva-Lega tanto inviso a Nuovo centrodestra, non ha confermato la volontà. E punta anche il dito contro il Pd, attraverso i falchi del partiti, accusando il partito di Renzi di non rispettare tutti gli accordi compreso quello, ed è fra i più importanti di alzare la soglia per il premio di maggioranza dal 35 al 38%. Berlusconi ha i sondaggi in mano e tutta l’area di centrodestra – compreso Ncd – è accreditata in una forbice che va dal 30 al 35,1%. Sente cioè un profumo di vittoria inaspettato. E comunque, ritiene il cavaliere, destinato a crescere.

Intanto sono i piccoli partiti, che invece lottano in queste ore per abbassare la soglia di sbarramento per l’ingresso in Parlamento dal 5 al 4%, che chiedono tempo. In una lettera inviata alla presidente della Camera, Laura Boldrini, i gruppi Per l’Italia (ex Udc), Sel, Lega Nord e Fratelli d’Italia chiedono “di poter disporre di un tempo ragionevole per poter dignitosamente e responsabilmente discutere” la riforma elettorale.

“Com’è noto – si legge nella lettera firmata dal capogruppo del gruppo misto a Montecitorio, Pino Pisiccio, e sottoscritta dagli altri gruppi parlamentari – la commissione Affari costituzionali ha cominciato a discutere della legge elettorale. Soltanto nella giornata di ieri, lunedì 27, intorno alle 22, si sono resi disponibili i fascicoli relativi ai 318 emendamenti presentati che impegneranno la commissione di merito nella discussione e poi nella votazione”.

Con la calendarizzazione in Aula del provvedimento per il 29 gennaio (quindi domani, n.d.r.) – si legge ancora – “credo sia evidente che non possa essere immaginabile la strozzatura di un dibattito che deve poter disporre di ben altre attenzioni e non della manciata di ore recuperabili dai ritagli di giornata lasciati dall’impegno dell’Assemblea e dalle ore notturne. La nostra richiesta – conclude nella lettera Pisicchio – concerne il metodo di discussione, ed è formulata da un arco di forze parlamentari che non propone una visione comune nel merito della riforma elettorale, ma rivendica solo il diritto di poter esprimere le proprie posizioni in modo tale da non offendere la dignità della politica”.

Contro una simile ipotesi si schiera il presidente della commissione Affari costituzionali, Francesco Paolo Sisto. Esponente di Forza Italia, Sisto ha già dichiarato che in caso di mancata conclusione dei lavori in commissione applicherà la regola della tagliola e porterà direttamente in aula entro gennaio l’esame del testo di riforma. “La discussione si può fare anche in Aula e comunque se c’è l’urgenza si va in Aula”, ha dichiarato il relatore della legge elettorale.

Intanto l’incontro fra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi, dopo che ieri il segretario Pd aveva incontrato l’emissario del cavaliere, Denis Verdini a cui aveva strappato la disponibilità a modificare la soglia per l’attribuzione del premio di maggioranza (successivamente smentita da Forza Italia) non si terrà. Renzi ha smentito di aver mai avuto in agenda un nuovo confronto con il senatore decaduto. Ma l’impressione è che sotto sotto qualcosa si stia “incartando” nel processo di esame della riforma. E che forse i patti fra Renzi e Berlusconi rischiano di saltare. Per colpa di chi?

Elena Di Dio

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Elena Di Dio
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