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Italicum alla prova dell’Aula | La Camera vota le pregiudiziali

Primo vero test in Aula per la bozza di legge elettorale firmata Renzi-Berlusconi. La Camera dei deputati dovrà votare, a scrutinio segreto, le quattro pregiudiziali di costituzionalità presentate da Sel, Lega, Movimento 5 Stelle e Popolori d’Italia.

Un passaggio che, nonostante l’ostentata sicurezza del segretario del Pd, fa tremare l’asse che ha proposto il testo. Il rischio si nasconde nell’anonimato del voto. E le ragioni dei timori stanno nell’opposizione che il testo del sindaco di Firenze ha trovato, almeno inizialmente, nello stesso Partito democratico, in particolare nell’area che fa capo all’ex presidente del Pd, Gianni Cuperlo, che proprio per questa vicenda ha rassegnato le proprie dimissioni dopo appena poche settimane in carica.

Matteo Renzi per tutta la giornata di ieri ha chiamato e incontrato i leader dei diversi partiti per cercare di assicurarsi il voto o quantomeno per raggiungere la consapevolezza di quello che lo attende oggi a Montecitorio. “Pressioni” in particolare sono state effettuate sui Popolari per l’Italia, il gruppo che si è formato dalla scissione di Scelta civica. I voti dei 40 deputati che fanno capo a Lorenzo Dellai e al ministro della Difesa, Mario Mauro, potrebbero fare la differenza.

Intanto, la Lega Nord ha deciso di disertare i lavori della Camera, in segno di protesta per la bagarre causata dal Movimento 5 Stelle, i cui deputati hanno occupato le stanze della Commissione, che ieri ha impedito al deputato Cristian Invernizzi di votare in commissione Affari costituzionali sulla Legge elettorale. “Ieri c’è stata violenza fisica, sessista, ma la violenza più inaudita e assolutamente inaccettabile è quella che in un aula impedisce a un deputato che rappresenta la nazione di poter votare”, ha sottolineato il capogruppo, Giancarlo Giorgetti.

“Non sappiamo di chi sia la responsabilità. Sappiamo che un fatto certo è che un deputato non ha potuto votare. Ci è stato negato di rivotare, le motivazioni non le condividiamo e crediamo che sia il presidente della Camera, non la maggioranza, a dover garantire il diritto di votare”. La presidente Laura Boldrini, presente in Aula, ha preso atto: “Lei sa che l’ufficio di presidenza si sta occupando di valutare quanto accaduto“, ha ri:cordato. Ma “sulla regolarità del voto si è espresso il presidente Sisto (di Forza Italia, n.d.r)“, ha chiarito.

Dura la reazione di Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord: “Boldrini inadeguata. Si dimetta subito o sarà il caos”.

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Maria Teresa Camarda

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Maria Teresa Camarda
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