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Agrigento, gruppi folk smarriti in città o bloccati in aeroporto | Sul curioso caso dei falsi inviti alla sagra indaga la Procura

Alla fine, per mettere chiarezza sulla curiosa storia dei presunti falsi inviti alla sagra del mandorlo in fiore di Agrigento, è scesa in campo la Procura del capoluogo siciliano, che ha aperto un fascicolo contro ignoti dopo la denuncia degli scorsi giorni del sindaco agrigentino, Marco Zambuto.

Tutto ebbe inizio con la decisione da parte del Comune di rinviare la 69esima edizione della sagra, il più grande evento di richiamo turistico della città dei templi, una delle maggiori attrazioni dell’intera isola, da febbraio a marzo. Un rinvio che, tuttavia, ha spiazzato chi, come i piccoli alunni di una scuola giapponese, che avrebbero dovuto partecipare al “festival dei bambini del mondo”, organizzato nell’ambito della sagra, che, avendo prenotato il lungo – e oneroso – viaggio, con largo anticipo, non hanno avuto modo di rinviare la traversata transcontinentale.

Alla fine i bambini del Paese del Sol levante si sono comunque esibiti in una sorta di mini tour delle scuole della provincia agrigentina. Quello giapponese, tuttavia, non è stato l’unico incidente diplomatico internazionale. Il tre febbraio, infatti, è sbarcato ad Agrigento un gruppo folcloristico proveniente dalla lontana Lettonia. Loro del rinvio non sapevano niente. La vicenda si è conclusa con gli artisti dell’Est europeo che hanno inscenato un gradevole spettacolo in piazza Pirandello, di fronte al municipio, proprio sotto il naso dell’amministrazione comunale, a cui, in compenso, è stato presentato il conto di viaggio e soggiorno del gruppo folk.

E la seconda impasse in pochi giorni è seguito una terza, relativa al gruppo proveniente dalla Bulgaria, bloccato praticamente all’aeroporto di Sofia mentre stava per imbarcarsi alla volta di Catania, che pur non essendosi mai esibito ha dovuto comunque sborsare tremila euro per la penale relativa al mancato viaggio. Somma che il Comune di Agrigento non ha la minima intenzione di pagare.

Il sindaco Zambuto, infatti, si è affrettato a comunicare urbi et orbi che gli inviti in possesso dei Bulgari non sono stati spediti dal Comune e che, anche se recano la firma del primo cittadino, si tratta di un incresciosissimo caso di copia e incolla. Di una macchinazione. “Gli inviti che ho firmato io sono del 31 gennaio scorso” ha dichiarato Zambuto, disconoscendo, di fatto, qualsiasi comunicazione in merito alla sagra antecedente quella data.

E alle parole hanno fatto prontamente seguito i fatti, con Zambuto che si è recato dai Carabinieri a denunciare la falsificazione della sua firma. Un atto, secondo l’amministrazione, architettato al di fuori del Palazzo di Città.

La palla adesso è passata alla magistratura. Saranno le indagini delle autorità, infatti, a cercare di far luce su una vicenda grottesca, che ha trasceso ormai i contorni della semplice “malafiura”, com’è stata definita da parte dell’opinione pubblica. E in città, comunque, starebbero per arrivare anche gli artisti kazaki e le majorette bulgare. Qualcuno dovrà spiegare la vicenda anche a loro.

Gabriele Ruggieri

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Gabriele Ruggieri
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