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Italicum, la provocazione di Brunetta| “Votare col doppio sistema? Si può”

Le parole più dure, quelle più minacciose, sono quelle del capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta. Nei corridoi di Montecitorio, dove stamattina è stata aperta la discussione sulla legge elettorale, non nasconde – come già aveva fatto ieri il cavaliere Berlusconi – l’irritazione nei confronti del premier Matteo Renzi che ha dovuto sottostare – questa è la convinzione – ai diktat interni al suo partito.

Ma per mettere il pepe alla coda del premier e di chi con lui è convinto che le elezioni siano rinviate di anni con l’accordo di applicazione dell’Italicum alla sola Camera dei Deputati, Brunetta provoca: “Ma chi l’ha detto che si allunghino i tempi per il voto? Approvando l’Italicum valido per la sola Camera dei deputati si potrà sempre andare al voto applicando il Proporzionellum uscito dalla Consulta per il Senato. Ma il nodo non è questo: il nodo centrale è capire se c’è l’intenzione di avviare le riforme istituzionali per questo noi leghiamo la riforma elettorale alle altre concordate con Renzi. Speriamo che questo stillicidio di modifiche abbia un termine perché altrimenti la legge elettorale non viene fuori ma non solo, non si fanno neanche le riforme costituzionali. Se c’è la volontà di fare le riforme istituzionali, queste possono essere fatte in un anno e dopo, legittimamente andare al voto. Perché il ricorso al voto è quanto di più democratico ci sia. E dopo tre governi, quello Monti, il Letta e il Renzi che si sono insediati senza alcuna volontà popolare espressa, non mi pare sia scandaloso pensare alle elezioni anticipate”.

Ma per alzare il tiro, Brunetta chiarisce anche un altro passaggio: l’emendamento salva Lega, che preserva cioè dall’applicazione della soglia di sbarramento fissata al 4,5% nell’accordo Renzi-Berlusconi a quelle realtà che abbiano un forte radicamento in un determinato territorio, è stato “accantonato” insieme agli emendamenti che garantiscono la parità di genere nella composizione delle liste. Non potranno essere discussi in aula fino al loro sblocco. Brunetta comunque non demorde: “L’emendamento salva-Lega lo abbiamo voluto e lo voteremo”, dice lanciando una ciambella di salvataggio alla Lega Nord.

Il capogruppo dei deputati forzisti alla Camera non risparmia una stoccata al premier nemmeno sul tema del Job Acts di cui oggi da Siracusa Renzi ha annunciato la presentazione la prossima settimana: “Nessuno conosce il Job Acts. Aspettiamo che il povero Renzi presenti nelle aule competenti i decreti legge, spieghi le coperture finanziarie. Ci illustri insomma i suoi progetti. Solo dopo lo giudicheremo”.

Sceglie la strada della conciliazione invece, Emanuele Fiano, capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali: “Noi lavoriamo perché non ci siano elezioni prima della riforma del Senato. Vogliamo un Senato che sia di rappresentanza delle realtà territoriali e sociali e lavoriamo perché questa legislatura porti alle riforme non per allungarla nel tempo”.

Il comitato dei nove della commissione Affari costituzionali della Camera, intanto, ha dato il via libera agli emendamenti sulle candidature multiple: l’accordo prevede che non siano ammesse più di 8 candidature multiple. Sono invece state stralciate le norme sulla parità elettiva di genere e il cosiddetto Salva Lega che consente a una lista di accedere alla Camera con l’8% in tre regioni, pur senza ottenere il 4,5% su base nazionale. Quindi, finché questi emendamenti sono accantonati non potranno essere portati al voto dell’aula.

Sulle preferenze insiste Nuovo centrodestra. Il sottosegretario alla Giustizia Enrico Costa insiste: “Le preferenze sono un tema non ancora accantonato. Ne discuteremo ancora. Quanto all’accordo sull’approvazione dell’Italicum alla sola Camera dei Deputati, penso sia coerente con le indicazioni politiche di Renzi: bisogna lavorare su riforma del Bicameralismo. D’altronde – dice respingendo l’ipotesi di un ricorso al voto con sistemi elettorali diversi fra Camera e Senato – non si può pensare a due maggioranze diverse. Per cui lavoreremo alla riforma del Senato dopo aver approvato la legge elettorale”.

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Elena Di Dio

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Elena Di Dio
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