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Cinque boss a giudizio per la strage di Capaci | I capimafia sono imputati anche di porto e detenzione di esplosivo

Il gup di Caltanissetta ha rinviato a giudizio i boss Salvino Madonia, Cosimo Lo Nigro, Giorgio Pizzo, Vittorio Tutino e Lorenzo Tinnirello per la strage che costò la vita al giudice Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta.

I capimafia sono imputati anche di porto e detenzione di esplosivo e danneggiamento aggravati dalla finalità terroristica. Il processo comincerà davanti alla corte d’assise di Caltanissetta il 23 maggio, data in cui ricorre il 22esimo anniversario dell’eccidio. Gli altri quattro imputati, alla scorsa udienza, avevano chiesto di essere giudicati in abbreviato che comincerà il 16 aprile.

Hanno chiesto di essere processati in abbreviato il pentito Gaspare Spatuzza, Giuseppe Barranca, Cristoforo Cannella e Cosimo D’Amato. Oltre ai familiari delle vittime e le persone rimaste ferite nell’attentato, si sono costituiti parte civile la presidenza del Consiglio dei Ministri, il ministero dell’Interno e quello della Giustizia, la Provincia e il Comune di Palermo, la Regione siciliana, l’Anas, il Comune di Capaci e il centro Pio La Torre.

L’inchiesta, nata dalle dichiarazioni di Spatuzza che si è autoaccusato dell’attentato, ha fatto luce sul ruolo di sette esponenti del clan di Brancaccio, che avrebbero preso parte alle operazioni di recupero in mare e alla lavorazione del tritolo usato per l’eccidio, e del capomafia Salvuccio Madonia, boss di Resuttana che partecipò alle riunioni durante le quali Cosa nostra deliberò il programma stragista e l’uccisione di Falcone.

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Redazione

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