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Almaviva, manifestazione a Misterbianco davanti alla sede catanese | “Delocalizzare significa tradire i lavoratori dei call center” /FOTO

‘Delocalizzare vuol dire tradire migliaia di lavoratori e di famiglie’. Questo lo spirito con cui oggi pomeriggio i dipendenti dei call center hanno manifestato davanti la sede catanese di Almaviva a Misterbianco. Non vogliono che cali l’attenzione sulla situazione degli addetti con l’obiettivo di sensibilizzare il Governo nazionale sul problema delle delocalizzazioni nel settore delle telecomunicazioni.

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Per Giovanni Pistorio, segretario provinciale Cgil: “A causa della crisi dei call center che interessa tutto il territorio nazionale in cui operano circa 90 mila addetti in tutta Italia, i risvolti su Catania sono pesantissimi. Sono 9000 i dipendenti che rischiano il posto di lavoro: non è un problema che riguarda solo Almaviva, anche se in questo casa coraggiosamente l’ad dell’azienda ha dichiarato che continuando di questo passo potrebbe anche cessare l’attività in Italia, con il rischio per i 2500 lavoratori di Catania”.

Le gare al massimo ribasso che spingono gli outsourcer fuori dal territorio nazionale con le delocalizzazioni rischiano di minare alla base l’occupazione di migliaia di lavoratori italiani di cui 9000 solo nella provincia etnea. “Un problema causato dall’affidamento delle gare a massimo ribasso – ha continuato Pistorio – che in questo settore di attività è devastante perché il 90% dei costi complessivi derivano dal costo del lavoro e delle delocalizzazione verso i paesi dell’Est Europa , nei quali non vengono garantite né le condizioni minime di agibilità per i lavoratori, ma soprattutto vengono messi a rischio i dati personali dei cittadini-utenti italiani”.

Il futuro di Almaviva – “Il prossimo 7 maggio – ha detto Natale Falà, Rsu Slc Cgil – abbiamo un nuovo incontro durante cui l’azienda richiederà di mettere parametri più stringenti per quanto riguarda i contratti di solidarietà che pur mantenendo una media annua del 25% potrebbero arrivare anche al 40%. Questo vuol dire per un lavoratore part-time, come circa l’80% dei lavoratori Almaviva, essere un part-time di un part-time e vedersi ridurre lo stipendio fino al 30%. Questa è la nostra grande preoccupazione a tutela degli addetti che non sono lavoratori da sottoscala. Quello che chiediamo al governo sono regole certe per un lavoro che in Italia coinvolge 80 mila dipendenti”.

Per Luigi Catanzaro del coordinamento Cisl: “La delocalizzazione sta diventando un grosso problema che ci porta quasi a perdere il lavoro. Già noi come azienda siamo in regime di solidarietà che ci porta a rinunciare già a 70 euro al mese su uno stipendio base di 500.600 euro al mese, in previsione di una riduzione che potrebbe arrivare anche ai 100.130 euro. E’ chiaro che è un’emergenza lavorativa, ma soprattutto sociale”.

“In questo call center – ha aggiunto Catanzaro – non ci lavorano i ragazzini che hanno bisogno delle quattro ore al giorno per non chiedere i soldi a casa, ma si tratta di lavoratori che hanno famiglia, figli, mutui e tasse da pagare. Quello che noi chiediamo è aiuto allo stato perché così non si può andare avanti”.

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Francesca Aglieri

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Francesca Aglieri
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