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Muore d’infarto a 5 giorni dalla scarcerazione | Napolitano: “Situazione carceri inaccettabile”

Se ieri il presidente della Repubblica era infuriato per la mancanza di attenzione del Parlamento nei confronti della questione carceri, oggi lo sarà molto di più. Un uomo di 32 anni, infatti, Daniele Sparti, gravemente malato, è morto d’infarto quando mancavano soltanto cinque giorni alla sua scarcerazione.

La notizia del decesso, avvenuto lo scorso 25 aprile, ha trovato conferme in fonti investigative e della Procura, ed è stata resa nota oggi dall’Osservatorio permanente sulle morti in carcere. “L’uomo era gravemente malato – si legge in un comunicato dell’associazione – tanto che era sottoposto ad ossigenoterapia ma, secondo le prime indiscrezioni, nella nottata l’ossigeno che lo aiutava a sopravvivere si sarebbe esaurito lasciandolo senz’aria. Nessuno si è accorto del malore del giovane fino alla mattina quando ormai era troppo tardi. È stato poi il cappellano dell’istituto penitenziario ad avvisare i familiari dell’accaduto”.

La Procura di Catania ha aperto un’inchiesta, senza indagati. La salma è nell’obitorio dell’ospedale Garibaldi dove oggi sarà eseguita l’autopsia e sulla vicenda indagano i carabinieri. Fonti investigative al momento, comunque, “escludono atti di dolo”, e ritengono che il decesso sia dovuto “a cause naturali”.

Proprio ieri il presidente della Repubblica era tornato sul tema sovraffollamento nelle carceri perché tra un mese scadrà l’ultimatum lanciato all’Italia dalla Corte europea per i diritti dell’uomo dopo la sentenza Torreggiani, con cui sette detenuti vinsero un ricorso contro lo Stato per le condizioni “disumane” delle carceri italiane. “A Strasburgo – scrive in una nota Giorgio Napolitano – non hanno avuto dubbi: il sovraffollamento deriva da un malfunzionamento cronico del nostro sistema penitenziario”. Il Capo dello Stato ha manifestato la propria solidarietà anche a Marco Pannella, da giorni in sciopero della sete, nonostante il recente malore, per manifestare a favore di migliaia di detenuti in condizioni “inidonee”.

Poi il monito, riferito anche a Papa Francesco nel corso della cerimonia di canonizzazione di Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II, per il Parlamento italiano: “A distanza di oltre sei mesi dal messaggio da me rivolto alle Camere sull’emergenza carceri è ora di fare il punto sulle misure adottate e da adottare”.

Maria Teresa Camarda

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Maria Teresa Camarda
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