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Viaggio nella provincia di Enna /FOTO | Tra incredibili panorami e prelibatezze tradizionali

Per diletto giro un pò tutta la Sicilia, e, devo ammettere, che nonostante i tentativi di imbruttirla e vandalizzarla, questa regione continua ad essere straordinariamente bella! Ma se mi chiedete qualʼ  la provincia che preferisco, rispondo senza esitazione: quella di Enna. Si proprio la provincia di Enna, cuore della Sicilia, lʼunica che non ha sbocchi a mare. La bellezza del suo territorio, ricco di fiumi, laghi e boschi, insieme agli straordinari tesori che vi si trovano, taluni famosi, come la Villa del Casale, dal 1997 Patrimonio dellʼUmanità dellʼUNESCO, altri da scoprire, sono per me un richiamo fortissimo! Basti pensare che nella provincia di Enna si contano una decina di riserve naturali protette, otto laghi, vi scorrono cinque fiumi, e vi si trovano tra i più importanti siti archeologici della Sicilia. Non cʼè che lʼimbarazzo della scelta!

Cominciamo la nostra visita proprio da Enna, “Umbilicus Siciliae”, il capoluogo di provincia più alto d’Italia (quasi 1000 metri s.l.m.). Enna è suddivisa in due macro-aree nettamente separate tra loro: Enna Bassa dove ha sede la cittadella universitaria, ed Enna Alta. Questʼultima è la città antica, arroccata su un altipiano dalla forma triangolare che svetta isolato al centro dei monti Erei. Due dei tre versanti sono ripidi e scoscesi la qualcosa anticamente rendeva la città una roccaforte inespugnabile. La presenza di numerose sorgenti dʼacqua inoltre, le consentiva di resistere anche a lunghi assedi.

Per la sua altezza Enna è considerata una sorta di belvedere di Sicilia, e, nelle giornate chiare, offre vedute panoramiche di rara bellezza a 360 gradi. Domina a est la valle del fiume Dittaino e a ovest quella del fiume Salso (o Imera Meridionale). Vi sono almeno quattro buoni motivi per visitare la città antica: la Torre di Federico, il Castello di Lombardia, la Rocca di Cerere e il Duomo. La Torre di Federico è una torre ottagonale alta 27 metri, praticamente la stessa altezza di un palazzo di otto piani, per lʼepoca (XIII secolo) unʼimpresa architettonica ardimentosa.

Secondo alcuni storici fu proprio partendo dalla cima della torre che venne disegnato il sistema viario siciliano e tracciata la suddivisione della Sicilia nelle tre valli: Valdemone, Val di Noto e Val di Mazzara. La torre fu costruita in posizione tale da dominare la parte occidentale della città, mentre dal castello si aveva il controllo della parte orientale. Castello e torre furono collegati per secoli da una galleria sotterranea scavata nella roccia, oggi non più percorribile. Il Castello di Lombardia è per estensione uno dei più grandi e importanti castelli medievali della Sicilia. Il nome probabilmente deriva da una guarnigione di soldati lombardi posta a difesa dell’antica fortezza durante la dominazione normanna, ovvero da un vicino quartiere cittadino sede di una colonia lombarda.

Delle venti torri che un tempo proteggevano il castello, oggi ne rimangono sei. La più alta e la meglio conservata è la Torre Pisana dalla cui sommità si può godere di un panorama straordinario! Del Castello di Lombardia conservo due ricordi molto particolari. In una fredda mattinata di gennaio, durante una delle mie tante visite al fortilizio ennese, mi ha incuriosito una serie di strani sibili seguiti immediatamente da unʼaltrettanto strana serie di rumori attutiti. Erano dardi che si conficcavano in appositi bersagli di paglia, scoccati da un gruppo di arcieri nel pieno di un allenamento nel cortile San Martino, proprio ai piedi della torre Pisana. Facevano parte della Lega Medievale Arcieri che proprio a Enna ha una cospicua rappresentanza. Osservarli è stato un piacevole diversivo.

Lʼaltro ricordo è legato a una particolarissima cena di gala in onore del grande Maestro Alvaro Siza, architetto di fama internazionale, che si è svolta nei cortili del Castello illuminato da fiaccole, e dalle fiamme dei barbecue. Uno scenario di rara suggestione! Ogni cosa era stata organizzata alla perfezione dagli studenti (ovviamente tutti invitati alla cena, cosa insolita per una cena di gala) sotto la guida del Professore Tesoriere, Pro- Rettore e Preside della Facoltà di Ingegneria e Architettura dellʼUniversità Kore. La serata si è conclusa con gli studenti schierati in fila, libro in mano, per catturare un autografo o una dedica dal prestigioso ospite. Il Maestro Siza, li ha ringraziati dispensando schizzi e disegni sulle copertine.

Una serata particolare per un evento eccezionale: Alvaro Siza, insignito della Royal Gold Medal donatagli dal Royal Institute of British Architects, Pritzker Prize nel 1992, a Enna per una Lectio Magistralis! A proposito dellʼUniversità di Enna, ho letto che è una delle sette in Italia, certamente lʼunica a sud di Napoli, ad avere la Facoltà di Ingegneria Aerospaziale e delle Infrastrutture Aereonautiche. Un vanto per questo giovane e intraprendente Ateneo. Forse erano studenti di questa Facoltà quei ragazzi che, utilizzando come rampa di lancio la Rocca di Cerere, hanno spedito nello spazio un cannolo. Si proprio un cannolo, il vanto della pasticceria siciliana.

Geniali! La scelta della Rocca di Cerere ritengo non sia stata casuale; questa emergenza rocciosa, su cui anticamente sorgeva il santuario di Demetra, sembra infatti un trampolino proteso verso il centro della Sicilia. Non si può andare via da Enna senza aver visitato il Duomo, uno dei maggiori esempi di architettura ecclesiastica medievale presenti in Sicilia. Fu costruito nel Trecento e profondamente rinnovato circa due secoli dopo. Dedicato a Maria Santissima della Visitazione, dal 2007 è luogo di pace dellʼUNESCO. Allʼinterno troviamo preziose tele e sontuosi lampadari. Da visitare anche la sagrestia.

Tanti altri monumenti a Enna meritano di essere citati, alcuni più conosciuti anche perchè si trovano in centro, come il monastero di San Francesco, o il monumento a Napoleone Colajanni, altri poco noti ma altrettanto interessanti come la porta di Janniscuru e il Santuario di Papardura, entrambi fuori dal circuito turistico ordinario. La prima è l’unica rimasta delle 6 antiche porte della città, si trova nel quartiere di Fundrisi ed è circondata da grotte. Il Santuario di Papardura è invece arroccato su un’area rocciosa anchʼessa ricca di grotte, dal lato opposto della città.

Interessante il contrasto tra lʼausterità del prospetto esterno e la ricchezza decorativa tipica espressione del barocco allʼinterno. Finita la visita, in estate, possiamo rifocillarci con un buon gelato in uno dei bar sul belvedere. In inverno invece possiamo sederci al ristorante da “Carlo”, dove non vado da tempo, ma credo che continui a essere sempre un punto di riferimento per gli amanti della buona carne.

Alla prossima!

Giuseppe Imburgia

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  • Caro Maestro Pippo sono sempre preziose ed interessanti le tue guide ed i tuoi racconti sui luoghi incantenvoli che possediamo nella nostra isola...ad maiora!!!!

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Giuseppe Imburgia
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