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L’archivio segreto di Claudio Scajola | Rivelazioni su Marco Biagi nelle carte ritrovate

L’archivio di Claudio Scajola apre a scenari finora inediti riguardo al ruolo che l’ex ministro dell’Interno avrebbe avuto nella mancata assegnazione della scorta a Marco Biagi, il professore ucciso dalle Brigate Rosse nel 2002. Le perquisizioni delle forze dell’ordine hanno portato alla scoperta di centinaia di carte che riguarderebbero questa e altre importanti vicende che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese negli ultimi anni. Documenti che riguardano Tangentopoli, gli attentati firmati dalle Br, cartelline riguardanti vicende giudiziarie, tra cui quelle di Alberto Grotti, ex presidente dell’Eni finito in carcere per le tangenti Enimont nel 1993, oltre ad alcuni atti riservati che riguardano la sua attività da ministro dell’Interno.

Scajola ha affidato questo archivio al suo segretario Luciano Zocchi e a uno 007 del servizio segreto militare. Lo stesso Zocchi, in occasione di una perquisizione in casa avvenuta lo scorso mmese di luglio, ha spiegato agli inquirenti di aver chiesto aiuto a un agente che conosceva bene in quanto egli stesso aveva fatto in modo che venisse assunto al Sismi. Versione confermata dallo 007 che ha aggiunto di “non essere a conoscenza del contenuto delle cartelline. Sono imbustate e sigillate così come mi erano state recapitate”.

Nell’archivio sarebbe stata trovata anche la lettera di un politico vicino a Marco Biagi che cercava di sollecitare il ministro ad assegnare la scorta al professore. La lettera sarebbe stata recapitata al Viminale a pochi giorni dall’attentato subito da Biagi. Da quanto risulta Scajola stesso l’avrebbe letta, contraddicendo la versione sempre fornita dal politico che ha sempre detto di non essere a conoscenza della portata dei pericoli corsi da Marco Biagi.

A destare sospetti anche la presenza di documenti successivi alle dimissioni di Scajola da ministro dell’Interno. Il politico lasciò l’incarico nel 2002 mentre alcune delle carte ritrovate nell’archivio, tutte debitamente numerate, arriverebbero fino al 2012. perché aggiornare l’archivio fino ad anni recenti? È la domanda ala quale gli investigatori stanno cercando di dare risposta, così da scongiurare un eventuale utilizzo illecito del materiale.

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