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La Sicilia approva il “salva stipendi”, stabilito un tetto per quelli “d’oro”

Sono da poco passate le 23 quando l’aula riesce finalmente a votare il salva stipendi. 62 i deputati presenti, 48 i sì, 14 gli astenuti e nessun voto contrario permettono a questa travagliata norma di necessità di vedere la luce.

I dipendenti degli enti regionali avranno i loro stipendi. Ci vorranno una quindicina di giorni ancora ma adesso sanno che arriveranno, almeno fino alla fine di giugno. Fra i provvedimenti principali di questa manovra l’Ars ha, infatti, approvato la norma della manovrina che assegna 109 milioni a enti, consorzi e associazioni.

Con questo provvedimento contenuto nell’articolo 9 della manovrina potranno essere saldati gli stipendi. Per raggiungere un accordo in questo senso è stato necessario un appello del Presidente della Regione che si è impegnato ad affrontare nella prossima finanziaria bis tutti gli emendamenti che i deputati avessero ritirato oggi per garantire un veloce iter a questo provvedimento d’emergenza.

Per 36 mila stipendi che si sbloccano, sia pure con un inaccettabile ritardo, qualche centinaio di “stipendi d’oro” invece si infrangono su un’altra norma della stessa manovra che pone il limite a 160 mila euro, ben al di sotto dell’analogo limite imposto dal governo Renzi con un tetto di 240 mila euro. Il provvedimento riguarderà tutti gli stipendi degli alti burocrati, dei manager e dei grandi dirigenti pubblici ed avrà efficacia dal 1 luglio al 31 dicembre 2016.

“Ci auguriamo che questo ‘tetto agli stipendi’ non sia il classico specchietto per le allodole – dice il segretario generale della Cisl Fp Gigi Caracausi, -. Speriamo anche che questo limite riguardi davvero tutti, senza dimenticare qualche ‘tipologia’ di dirigente per strada. Adesso, quello che più conta, – aggiunge Caracausi – è una riforma seria ed organica della pubblica amministrazione. Che possa premiare il merito, motivare il personale e cancellare i veri sprechi della Regione siciliana”.

Proprio su questo punto si è acceso il confronto tra il presidente dell’Assemblea Giovanni Ardizzone e il governatore Rosario Crocetta. Il presidente dell’Assemblea ha “avvisato” dell’impugnabilità della norma voluta dal governo: “Il decreto Renzi – ha sottolineato Ardizzone – prevede un tetto massimo di 240 mila euro e l’articolo 14 dello Statuto prevede che lo stato giuridico dei dipendenti della Regione, su cui l’Ars ha competenza esclusiva, non sia in ogni caso inferiore a quello dei dipendenti dello Stato”.

Ha detto poi Ardizzone a Crocetta: “Potrei ritenere inammissibile il suo emendamento, ma non lo farò, oppure mi dica lei cosa vuole fare, visto che la norma da lei presentata non sembra sostenibile di fronte al commissario dello Stato”. Pronta la risposta Crocetta: “La burocrazia non si ha avuto mai il coraggio di toccarla, credo sia venuto il momento e se viene fuori un problema di costituzionalità della norma da me proposta, faremo una legge voto sulla revisione dello Statuto. Dobbiamo comprimere la spesa proprio laddove questa spesa sembra ingiustificabile ai cittadini. Sono convinto che i padri fondatori non potevano prevedere che si arrivasse negli anni a supermega stipendi”.

Ma Ardizzone è stato protagonista anche di un altro confronto acceso con l’ex capogruppo grillino Giancarlo Cancelleri sul tema dei vitalizi: ”Mi svesto dalle vesti istituzionali – ha detto Ardizzone a Cancelleri – e le ricordo che questa è materia penale, l’Ars non ha competenza come dimostrano anche precedenti sentenze. Anche se lei non ha studiato giurisprudenza, dovrebbe saperlo: se non sbaglio il vostro gruppo parlamentare ha molti consulenti. Avete fatto diventare il ‘caso-Cuffaro’ un caso nazionale, siete andati nelle televisioni nazionali a parlare male delle istituzioni che voi stessi rappresentate”.

Ma nella manovra salva stipendi c’è anche spazio per gli sportelli multifunzionali. L’Aula ha approvato il sub emendamento al testo sui contratti degli operatori della Formazione che dovranno occuparsi delle azioni del Piano Giovani. La norma modifica la natura dei rapporti di lavoro stabilendo che deve trattarsi di lavoro subordinato’.

“La Cisl si è battuta ieri in commissione Lavoro all’Ars e i lavoratori in piazza per ottenere questa modifica – spiega Giovanni Migliore, segretario Cisl Scuola con delega alla Formazione professionale – e con il passaggio del voto in Aula di oggi si eviterà l’insorgere di rapporti di lavoro precari come i Cocopro, mantenendo, invece, i rapporti di lavoro a tempo determinato in attesa della strutturazione dei servizi per l’impiego e, dunque, delle garanzie definitive per tutti i lavoratori”.

Manlio Viola

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Manlio Viola
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